Tribunale (Immagine di repertorio)

Samantha Ravezzi è un avvocato del Foro di Milano, ma anche una neomamma. La giovane 32enne ha infatti avuto un figlio 9 mesi fa, e da quanto riporta Il Giorno, spesso è costretta a portarlo con sé in tribunale. Ma se ciò non le ha mai creato problemi a Milano, la vicenda che l’ha vista protagonista a Lodi è ben diversa. Secondo la ricostruzione fornita al quotidiano lombardo, infatti, un giudice del tribunale di Lodi l’avrebbe rimproverata per aver portato il bimbo con sé. L’avvocato Ravezzi ha dichiarato a Il Giorno di sentirsi discriminata sia come donna che come lavoratrice. Anche perché, dopo l’incontro, si è rivolta al presidente del tribunale, e anche lui ha negato qualsiasi discriminazione nei suoi confronti.

La versione dell’avvocato Ravezzi

Lunedì mattina, l’avvocato Ravezzi si è recata negli uffici del tribunale civile di Lodi per una questione urgente legata al suo lavoro. Precisamente, si tratterebbe di una presunta sparizione di alcuni suoi fascicoli. Per questo motivo sarebbe andata ad incontrare il presidente di sezione Tito Ettore Preioni. Questi non avrebbe però gradito la presenza anche del piccolo figlio di Ravezzi, nel passeggino. La neomamma ha infatti dichiarato, secondo quanto riferisce Il Giorno, che il presidente Preioni l’avrebbe redarguita immediatamente.

“Non è possibile venire sempre in tribunale con bambini. Questo è un ufficio pubblico. Si organizzi in altro modo, con una baby-sitter o lo lasci a qualcuno. Lei è l’unica che si comporta così”, le avrebbe detto, secondo la sua versione. A quel punto, l’avvocato Ravezzi si è rivolta al presidente del tribunale lodigiano Ambrogio Ceron, ma non è andata come sperava.

La replica del presidente del tribunale di Lodi

La donna, secondo la ricostruzione de Il Giorno, avrebbe dichiarato che “in tribunale a Milano spesso vado con mio figlio e non ci sono mai stati problemi. A Lodi non ho trovato la solidarietà di nessuno.

Nessuno mi ha aiutato. Sono stata discriminata perché mamma e avvocato. Il presidente Ceron ha però replicato per iscritto che per lui non c’è stata alcuna discriminazione, ma solo “un’esortazione che evidentemente non è stata gradita. Ceron l’avrebbe poi ripresa a sua volta: “Vista la professione che svolge non devo certo ricordarle le categorie di soggetti ammessi alle udienze”. Infine, sulla questione dei fascicoli, il magistrato le avrebbe comunicato di aver trasmesso alla Procura la sua nota sulle presunte “gravi omissioni del personale giudiziario”. Ciò, allo scopo di “valutare se tali e non meglio precisate omissioni sussistano effettivamente oppure se sia ravvisabile il reato di calunnia a suo carico”.