primissimo piano di paolo borsellino

Sono stati desecretati dalla Commissione Antimafia centinaia e centinaia di documenti riguardanti le inchieste parlamentare che hanno avuto luogo tra il 1962 e il 2001. Tra i documenti ora resi pubblici ci sono audizioni, prove, audio tra cui numerose appartengono al magistrato Paolo Borsellino.

Desecretate audizioni di Paolo Borsellino

La voce di Paolo Borsellino, morto il 19 luglio del 1992 nell’attentato mafioso in Via d’Amelio, rieccheggia quest’oggi nell’aula del Senato italiano, dove è stato trasmesso un video oggi divenuto pubblico ma tenuto per anni segreto dalla Commissione antimafia. Si tratta di audizioni inedite mai pubblicate prima e che, come si legge sul sito del Parlamento italiano, affrontano tematiche pertinenti anche con la sicurezza personale del magistrato.

In uno degli estratti audio consultabili sul sito del Parlamento, si può sentire Paolo Borsellino, in aula a Palermo in qualità di giudice istruttore, sollevare un problema di “natura pratica” relativa alle condizioni lavorative in cui versava il magistrato.

L’audio del 1984: “Gravità dei problemi di natura pratica

L’audio è datato 8 maggio e risale al lontano 1984, momento in cui era già e ampiamente operativo il “pool antimafia”. Il giudice Borsellino si avvina al microfono, in aula, con l’intento di: “Sottolineare la gravità dei problemi soprattutto di natura pratica che noi dobbiamo continuare ogni giorno ad affrontare e sottolineando soprattutto che con il fenomeno che stiamo in questo momento vivendo cioè la gestione dei processi di mole incredibile perché un solo processo è composto da centinaia di volumi e riempie intere stanze è diventato oltre indispensabile oltre l’uso di attrezzature più moderne che non le nostre semplici rubriche i nostri appunti“.

Sempre Borsellino. nell’audio: “Questo computer è finalmente arrivato ma purtroppo non sarà operativo se non fra qualche tempo perché sembra che i problemi di installazione siano estremamente gravi e non capisco perché, non riesco a saperlo“.

Borsellino solleva le difficoltà tecniche

Discorrendo sempre sulle difficoltà nel lavoro riscontrate dal giudice emergono problemi anche con gli ausiliari, personale carente: “È inoltre diventato indispensabile l’ausilio del personale ausiliare, cioè i segretari, i dattilografi, per i quali la situazione è estremamente carente“. “Questi signori non fanno straordinari o lo fanno in modo estremamente ridotto così, in questo processo noi siamo costretti a lavorare 16, 18 ore al giorno e per buona parte della giornata siamo soli con noi stessi con tutto l’aggravio“.

Il problema della scorta solo la mattina

Ma i problemi sollevati già nel 1984 da Borsellino non si fermano a questo, e riguardano anche le scorte: “Con riferimento al personale ausiliario volevo aggiungere che non si tratta soltanto dei dattilografi e dei segretari, dei quali noi dovremmo poter aver garantita la presenza per tutto l’arco della giornata e non soltanto per la mattinata perché non lavoriamo soltanto di mattina“. perdere la libertà di mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera

Lo stesso vale per gli autisti giudiziari perché buona parte di noi il pomeriggio, nonostante la mattina con strombazzamento di sirene viene accompagnato in ufficio dalle scorte e dalle macchine blindate poi il pomeriggio non lo può fare perché di macchine blindate ce n’è una soltanto che evidentemente non può andare a raccogliere 4 colleghi cosicché io sistematicamente vado in ufficio con la mia macchina e esco fuori alle 9 o alle 10 di sera e me ne torno a casa“. Qualcuno in sottofondo vocifera la parola “libertà” ma viene prontamente fermato da Borsellino: “La libertà magari la riacquisto utilizzando la mia macchina però non vedo che senso abbia perdere la libertà di mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera“.