una donna che si abbronza sulla barca in mare

Temperature alte, vacanze, estate: una sola parola sembra mancare a questa sequenza vacanziera, l’abbronzatura. Il colorito dal sapore di cocco, come le creme abbronzanti, può però diventare un’ossessione? La risposta è lapalissiana: sì e, come ogni estremismo, può essere particolarmente dannosa sfociando nella cosiddetta tanoressia, una preoccupante, e talvolta sottovalutata, dispercezione corporea.

L’ossessione per l’abbronzatura

Come diceva Orazio, la soluzione sta nel mezzo delle cose. Bramare la classica tintarella estiva non solo è lecito ed esteticamente allettante ma esporsi ai raggi solari – mai senza protezione – può fare bene alla nostra pelle. Costringerci però ad avere sempre e costantemente un’abbronzatura estrema non solo può avere conseguenze negative sulla nostra salute ma può tramutarsi in una vera e insana ossessione.

La fame da abbronzatura

A chi non piace togliersi di dosso quel colorito smunto da città? Difficile immaginare che la risposta non possa essere positiva ma l’essere ossessionati dall’abbronzatura può sfociare in quella che può essere definita proprio come una dipendenza patologica. Bene si percepisce il concetto andando a rintracciare le sue radici nell’etimologia greca: tan, per l’appunto abbronzatura, orexis che significa appetito o ancora meglio fame. Dunque “fame d’abbronzatura” che esattamente come l’anoressia, in termini medici viene considerata una dispercezione del proprio corpo.

Le gravi conseguenze: eritemi, ustioni e cancro

A monte della dipendenza da abbronzatura, secondo studi condotti dalla University of Texas Medical Branch di Galveston, ci sarebbe un disordine psichico. Secondo i dati dell’Irdeg, l’Istituto di Ricerca di Dermatologia Globale, circa il 20% della popolazione italiana – e tra questi, 1 donna su 5 tra i 18 e i 30 anni – soffre di tanoressia.

Le conseguenze possono essere ovviamente gravissime: con la continuata esposizione ai raggi UV aumenta infatti sensibilmente il rischio d’insorgenza di patologie della pelle: si può incorrere in eritemi ma anche in ustioni per sfociare, nel peggiore dei casi, anche in cheratosi – alterazioni dell’epidermide che provoca ispessimento del tessuto – e anche epiteliomi e melanomi.