lidia macchi e stefano binda

Si sta svolgendo il processo d’appello per l’omicidio di Lidia Macchi, uccisa nel lontano 1987 con 29 coltellate. Nel 2016, è stato condannato all’ergastolo Stefano Binda per averla stuprata e poi uccisa. L’11 luglio la Corte d’Appello ha disposto la riapertura dell’istruttoria e ha accolto la richiesta della difesa di ascoltare 3 nuovi testimoni. Tra questi, il legale Piergiorgio Vittorini che ha rivelato che un suo cliente gli confessò di aver scritto lui la lettera-poesia In morte di un’amica inviata alla famiglia della vittima dopo la sua morte e che fu letta dagli inquirenti come una descrizione del terribile assassinio scritta dal condannato.

Mistero sull’autore della lettera

La lettera In morte di un’amica, arrivata alla famiglia di Lidia Macchi dopo il suo funerale, è stata considerata dall’accusa una delle prove chiave contro Stefano Binda, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. L’accusa ha sempre sostenuto che a scrivere quella lettera fosse stato proprio lui e, come riporta il Corriere della sera, a conferma di questa tesi ci sarebbe stata anche una perizia grafologica.

Dopo la riapertura dell’istruttoria da parte della Corte d’Assise di Milano che ha deciso di sentire 3 nuovi testimoni, ovvero l’avvocato Piergiorgio Vittorini e 2 consulenti grafologici, oggi, il legale ha testimoniato in aula.

Vittorini ha riferito di essere stato raggiunto nel suo ufficio alla fine di febbraio del 2017 da un cliente che gli avrebbe confessato di aver scritto lui la lettera In morte di un’amica come forma di protesta contro l’omicidio di Lidia Macchi.

La lettera In morte di un'amica
La lettera In morte di un’amica

Questa persona avrebbe riferito al legale che lui e la vittima facevano parte degli stessi ambienti di Comunione e Liberazione a Varese e che non avrebbe il coraggio di presentarsi dalla polizia e rivelare quello che sa perché non ha un alibi per la notte in cui fu uccisa la vittima.

Vittorini ha detto che l’uomo, “una persona laureata, con un alto livello professionale“, gli avrebbe riferito: “In quel periodo ero a Milano ma non riesco proprio a ricordare dove fossi la sera del delitto“. L’avvocato non ha rivelato l’identità del suo cliente appellandosi al segreto professionale.

La morte di Lidia Macchi

La scomparsa di Lidia Macchi venne denunciata da suo padre, il 5 gennaio del 1987. La vittima aveva 21 anni e la sera prima era uscita per andare a trovare all’ospedale un’amica. A trovare il suo corpo senza vita furono 3 suoi amici, due giorni dopo, in una zona frequentata dagli eroinomani del piccolo comune di Cittiglio. Il suo cadavere si trovava vicino alla sua automobile e all’interno dell’auto c’era una chiazza di sangue della ragazza. Era stata violentata e poi uccisa con 29 coltellate, 16 delle quali inferte alla schiena. Il 15 gennaio 2016 viene tratto in arresto Stefano Binda, prelevato nella casa in cui viveva, a Brebbia, e poi condannato all’ergastolo il 24 aprile 2018.