sabrina paravicini

Sabrina Paravicini è una guerriera: da giorni l’attrice di Un Medico In Famiglia lotta contro un tumore al seno. Sottoposta alle chemioterapie, combatte per sé, ma soprattutto per suo figlio Nino, affetto dalla sindrome di Asperger.

Le terapie la tengono lontana dal suo bambino, ma lei mantiene vivo il contatto ogni giorno. Qualche giorno fa, l’attrice ha pubblicato su Instagram una loro conversazione toccante, in cui entrambi esprimevano all’altro la mancanza e la sofferenza della lontananza. In questi giorni la Paravicini è impegnata in un documentario che racconta proprio il suo difficile percorso degli ultimi mesi, dal titolo B33.

Il tenerissimo dialogo

Sul profilo Instagram, l’attrice ha pubblicato un collage di foto in cui è abbracciata al figlioletto Nino. Ad accompagnare lo scatto un dialogo che è lo specchio del loro meraviglioso rapporto.

Nino mostra, non solo un forte legame nei confronti di sua madre, ma addirittura, ma addirittura una profonda maturità. Non molti i bambini capaci di riconoscere, già così piccoli, quel sentimento che ci lega ai genitori: la profonda gratitudine. Ma Nino lo vede chiaro e cristallino.

Raccontare è necessario

La malattia ha assegnato a Sabrina Paravicini una missione: raccontare e condividere, ma soprattutto diffondere la propria esperienza.

Per questo l’attrice ha dato vita ad un progetto quello di un documentario scritto di suo pugno: B33. E non è il primo: già tempo fa Sabrina girò BeKind, un altro docufilm in cui raccontava la sindrome di Asperger, da cui è affetto suo figlio.

Abbiamo la responsabilità di quello che ci accade, possiamo decidere di farne quello che vogliamo. Quando mi hanno detto che avevo un tumore maligno la prima cosa che ho pensato è stata che non era possibile, la seconda cosa che ho pensato è stata: meglio a me che a chiunque altro della mia famiglia” racconta Sabrina in un altro post.

Sapevo che potevo sopportarlo, affrontarlo. La terza cosa è stata che dovevo capire il senso di quel male. E il senso era la trasformazione, consegnare agli altri un’esperienza. E allora ho deciso subito di girare il documentario su questa esperienza. Ci sono i momenti duri, i capelli che mi rimanevano in mano, la testa nuda, le notti insonni in cui non respiravo più e altri momenti insieme a Nino più dolci, alcuni anche divertenti, ci sono persone che ho incontrato, qualche compagno di chemio e ci sono io in bilico tra paura e coraggio, come tutti noi nelle nostre vite“.