200 renne sono morte di stenti nelle Isole Svalbard, eden norvegese nel mare Glaciale Artico. L’Istituto polare norvegese ha inviato tre ricercatori che hanno rinvenuto le carcasse, indicando come i cambiamenti climatici siano la causa principale dell’accaduto.

La spedizione alle Isole Svalbard e il nefasto ritrovamento

Il Norsk Polarinstitutt è l’istituto nazionale norvegese per la ricerca polare, direttamente gestito dal Ministero dell’Ambiente norvegese. Con sede a Tromsø e alle Svalbard, insieme a una stazione di ricerca nella Terra della regina Maud, organizza spedizioni nelle regioni artiche e antartiche.

Come ogni anno, 3 ricercatori hanno raggiunto le isole Svalbard, a circa 1200 km dal Polo Nord, per i rilevamenti cartografici annuali ma nessuno si sarebbe mai aspettato di trovare un simile scempio.

Le carcasse di renne sono state rinvenute tra i ghiacci, probabilmente sfinite per la grande carenza di cibo.

Il cambiamento climatico e le sue terribili conseguenze

Åshild Ønvik Pedersen, capo del progetto, spiega – come riportato da Repubblica: “Un così alto grado di mortalità non può che essere dovuto agli esiti del global warming, due volte più rapido nell’Artico rispetto al resto del pianeta.

Le renne non sono più in grado di nutrirsi raschiando il ghiaccio con gli zoccoli per trovare il cibo, data l’alternanza troppo rapida dei cicli di gelo-disgelo, i quali causano sempre più frequentemente la formazione di strati di ghiaccio impenetrabili dalla fauna locale. Il cambiamento climatico causa piogge molto più frequenti. L’acqua caduta in abbondanza forma poi uno strato di ghiaccio sulla tundra che provoca la carenza di cibo afferma Pedersen.

Renne in aumento ma il cibo non è abbastanza

Negli ultimi 40 anni, non si era mai registrato un numero così alto di vittime.

Nonostante ciò, l’aumento degli esemplari, ad oggi 22 mila capi, mette in crisi la loro sopravvivenza a causa della scarsità di risorse naturali, segno dell’allarmante conseguenza che il riscaldamento globale sta causando al nostro Pianeta. Questo tema è stato recentemente affrontato a proposito del fenomeno dell’arctic browning.

(Immagine in alto: Creative commons/uso gratuito)