primi piani di luigi di maio matteo salvini

Vertici di governo in stato di baruffa per la riforma della giustizia. M5s e Lega si scontrano su diversi punti e vengono al pettine i nodi indiscussi degli ultimi tempi.

Idee opposte sul tema Giustizia

Non è stato un Consiglio dei Ministri breve e lineare quello avvenuto ieri e protrattosi dalle 16.30 del pomeriggio fino a tarda notte. Si partiva dalla bozza di riforma del ministro Alfonso Bonafede, naturalmente appoggiata dal MoVimento 5 Stelle e invece osteggiata dai leghisti perché ritenuta troppo moderata e non particolarmente segnante. Non porterebbe, dunque, il “cambiamento” di cui tanti parlano durante questo mandato di governo.

Da una parte, Bonafede e Di Maio: dall’altra, Salvini e Bongiorno. I primi hanno perorato la nuova riforma, i secondi, che si erano già ovviamente confrontati in separata sede, ritenevano che la stessa fosse “acqua” mentre all’Italia servirebbe, secondo la Lega, un vero e proprio giro di volta nel settore della Giustizia. Matteo Salvini ha tenuto al corrente i suoi follower sui social con una diretta Facebook che è iniziata prima del consiglio ed è finita al termine dello stesso, in cui ha spiegato perché non la proposta di Bonafede non va bene.

Inoltre ha anticipato come la Lega abbia già un’alternativa, “già pronta, efficace ed incisiva, che separa le carriere, dimezza i tempi dei processi, premia chi merita e punisce chi sbaglia”.

Poco incisiva la mediazione del Premier

A poco pare sia servito il lavoro di moderazione e mediazione operato da Conte, che non solo ha incontrato i due vice-premier in un incontro pre-CdM, ma ha anche cercato di alleviare tensioni e disaccordi durante le ore di Consiglio.

La visione diametralmente opposta su alcuni temi si è ovviamente dimostrata anche in questa occasione, e ci si chiede ora quanto ci vorrà prima che i due vice premier giungano a un vero accordo sul tema della Giustizia. Di sicuro il tema della riforma Bonafede è troppo centrale per entrambe le parti perché si decida di accantonare la propria posizione, anche se perdere questa partita per il m5S potrebbe voler dire mette a repentaglio in modo definitivo l’equilibrio governativo.