Aurelia Alberto Sordi Ansa

Arriva oggi una notizia che va ad aggiungersi a quella dell’assoluzione di tutti gli imputati nel caso dell’eredità di Alberto e Aurelia Sordi. Per il giudice, la sorella del grande attore era capace di intendere e di volere quando firmò la procura per Artadi, l’autista factotum di casa Sordi. Dunque, non si è trattato di raggiro.

Aurelia Sordi capace di intendere e di volere

Lo scorso febbraio sembrava che si fosse concluso il processo per il caso dell’eredità Sordi, il Tribunale di Roma aveva deciso di assolvere tutti e 9 gli imputati.

Oggi è arrivata anche la conferma che non si è trattato di circonvenzione di incapace, a riportarlo il Corriere della Sera Roma. Non c’è la prova che Aurelia Sordi, la sorella del grande Alberto, fosse incapace di intendere e di volere quando firmò la procura per il loro autista, Arturo Artadi, cedendogli l’enorme patrimonio della famiglia.
Il giudice monocratico di Roma, Maria Elena Mastrojanni, ha spiegato, in 50 pagine di motivazioni, perché Artadi e il resto dei domestici, insieme a un notaio e due avvocati, dovessero essere assolti. Tra gli imputati figuravano la dama di compagnia dell’ultranovantenne Aurelia, Annunziata Sgreccia, il nipote di questa Antonino Chiani, il giardiniere Rodolfo Petralia e la domestica Pierina Parenti, che rimase in casa Sordi dal 1956 al 1998.

La vicenda

Il pm Eugenio Albamonte aveva chiesto che venissero condannati coloro che facevano parte dell’entourage di casa Sordi; i quali, secondo Albamonte, negli anni dopo la scomparsa dell’attore Alberto Sordi nel 2003, avrebbero cercato di raggirare la sorella Aurelia Sordi. La “signorina“, come veniva chiamata Aurelia, era l’unica persona in vita che deteneva il potere decisionale sull’enorme eredità.

Le accuse andavano dalla circonvenzione di incapace alla ricettazione (per alcuni regali ricevuti dal valore di oltre 2 milioni di euro). La Procura aveva chiesto fino a 4 anni.

Le motivazioni del giudice

Su Il Messaggero si leggono le motivazioni del giudice per la decisione di assoluzione degli imputati: “Si ritiene conclusivamente di non poter affermare con certezza la condizione di circonvenibilità della parte offesa all’epoca dei fatti, non provato peraltro in relazione al singolo atto“.
Il giudice, per smantellare il lavoro della Procura, è partito dal presupposto che gli imputati non si sarebbero messi d’accordo nell’avvalorare le donazioni.

Anche le intercettazioni proverebbero che Artadi, il notaio e gli avvocati non “sono mai entrati in contatto sincronico tra loro“. Anzi, l’autista factotum, dopo la morte “dell’adorato fratello” era per Aurelia Sordi uno dei suoi maggiori riferimenti affettivi. Per tale motivo la “signorina” gli avrebbe dato la procura speciale per gestire il patrimonio di famiglia, quantificato intorno ai 30 milioni di euro. Adesso il pm Albamonte, titolare dell’inchiesta, sta valutando le motivazioni del giudice.

Immagine in evidenza: Aurelia e Alberto Sordi. Fonte: Ansa