Studenti-americani-carabiniere-ucciso-indagine-privata

La morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma continua a riempire le pagine dei nostri giornali. Ogni giorno salta fuori una nuova indiscrezione, notizia o testimonianza. È fresca di poche ore, infatti, la news sul possibile ingaggio di una squadra di investigatori privati americani, diffusa da La Stampa. Le famiglie dei due imputati nell’omicidio del vicebrigadiere avrebbero intenzione di avviare una contro-indagine, perché secondo loro non dovrebbe condurre l’Arma dei Carabinieri l’inchiesta sulla morte del loro collega. Una presa di posizione che, probabilmente, getterà altra benzina sul dibattito infuocato di questi giorni.

Ancora diversi punti poco chiari sull’omicidio del carabiniere a Roma

La decisione su chi deve condurre le indagini, ricorda La Stampa, spetta all’autorità giudiziaria, in questo caso la Procura della Repubblica di Roma. Questa ha ritenuto che non ci fosse incompatibilità nell’affidare le indagini allo stesso corpo di cui faceva parte il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Per indagare sulla vicenda di Roma è stato dunque incaricato il Nucleo investigativo del comando provinciale. Ci sono ancora diversi dubbi e punti oscuri da chiarire sulla dinamica del delitto della notte tra venerdì 26 luglio e sabato 27.

Perciò, i legali e le famiglie dei due accusati Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth hanno deciso di controbattere con la chiamata di un team di investigatori statunitensi. I legali di Hjorth hanno inoltre presentato il ricorso al Tribunale del Riesame.

Le famiglie di Lee e Hjorth vogliono una contro-indagine americana

Attraverso uno dei loro avvocati, riporta La Stampa, le famiglie di Lee (accusato delle 11 coltellate) e di Hjort (quello della foto bendato e ammanettato in caserma) avrebbero dunque espresso l’intenzione di agire parallelamente e indipendentemente dalla giustizia italiana.

A spingere verso questa decisione, oltre agli aspetti ancora poco chiari di tutta la vicenda, è stata la scelta di affidare l’inchiesta proprio ai carabinieri. La Stampa fa sapere, infatti, che le famiglie dei due ragazzi americani non sarebbero convinte dell’obiettività necessaria ad una giusta indagine, se questa viene condotta dai colleghi della vittima. Il caso continua ad infiammarsi e le polemiche non sembrano destinate a fermarsi qui.