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Il fantasma è sempre vissuto alla luce del sole. O, almeno, così sostengono alcuni. Matteo Messina Denaro, il latitante “imprendibile” per eccellenza, si sarebbe operato agli occhi in una clinica di Messina anni fa, nel pieno della sua latitanza, mentre l’antimafia lo cercava ovunque. A dirlo è Gaspare Spatuzza, pentito di mafia e testimone nel processo Borsellino quater.

Operato sotto gli occhi di tutti

Gaspare Spatuzza avrebbe fatto tali cocenti dichiarazioni in un contesto che in realtà non riguardava direttamente la latitanza di Matteo Messina Denaro, bensì il reperimento dell’esplosivo usato per le stragi di mafia.

Parlando dei discorsi fatti da Cosimo Lo Nigro, Fifetto Cannella e Renzino Tinnirello, Spatuzza ha infatti raccontato all’avvocato Fabio Repici (legale di Salvatore Borsellino) di collegamenti con Messina. Parlando della città, però, Spatuzza si sarebbe ricordato che era stata centrale, in quegli anni, anche perché lì Matteo Messina Denaro si era recato, sotto falso nome, ad essere operato agli occhi: So un particolare, in cui Matteo Messina Denaro ha subito un intervento agli occhi a Messina… In questa vicenda era coinvolto Nino Mangano… Messina Denaro all’epoca si andò a curare sotto il nome di Giorgio Pizzo, un uomo del nostro gruppo, della famiglia di Brancaccio.

Andò a curarsi  Messina sotto il controllo di Nino Mangano”.

Si suppone che l’intervento agli occhi effettuato a Messina possa essere avvenuto tra il 1992 e il 1995, quindi nel pieno del periodo in cui morirono molti uomini che lottavano contro la mafia.

Si suppone che Matteo Messina Denaro sia stato seguito a livello medico più volte nel corso degli anni, in quanto avrebbe gravi problemi agli occhi. Nel 1994 c’è motivo di credere che si sia fatto curare in una clinica di Barcellona, la Barraquer, dando il nome di Matteo Messina.

Fantasma introvabile, aiutato da molti

Totò Riina è stato fermato, Bernardo Provenzano è stato trovato: Matteo Messina Denaro non si sa dove sia. Le informazioni sul suo stesso ruolo all’interno dell’organizzazione mafiosa è incerto: è ormai un ex boss concentrato unicamente sul rimanere libero e latitante, o manovra ancora i fili, palesandosi così come capo assoluto più longevo e potente che Cosa Nostra abbia avuto?

Quel che si sa è che la sua latitanza, ormai in atto da decenni, abbia avuto bisogno di potentissimi finanziatori e che siano molte le persone che si sono dimostrate interessate a mantenere celata la sua posizione.

È di oggi l’ultima notizia riguardante un’operazione della DIA che avrebbe inchiodato 3 imprenditori che avrebbero finanziato negli anni la latitanza di Messina Denaro. Si tratta di Gino Ficarotta, suo figlio Leonardo e suo nipote Paolo Virrito.

I 3 avrebbero agito acquistando da Roberto Nicastri un’azienda agricola pagata molto più di quanto stabilito negli atti notarili. La differenza in termini di ammontare economico sarebbe stata proprio utilizzata per finanziare la latitanza di Messina Denaro.