beppe grillo

Il voto di oggi al Senato sulla mozione del Movimento 5 Stelle contro la Tav ha sancito una spaccatura, non solo nel governo, ma anche con la radice del Movimento che fu. Già nei giorni precedenti, alcuni leader dei No Tav erano intervenuti duramente per criticare l’esito che si prospettava per il progetto in Val di Susa, nonostante la maggioranza grillina in Parlamento. Oggi Beppe Grillo, padre ispiratore dei pentastellati, ha sancito definitivamente la lontananza siderale tra il Movimento 5 Stelle, da forza del “vaffa” a conglomerato istituzionale, e la madre di tutte le sue battaglie.

No Tav “traditi” dal Movimento 5 Stelle

Più di Ilva, più del No Tap, quello sull’Alta Velocità è stato il trampolino di lancio per un Movimento che voleva “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno“. Alla fine, nella Val di Susa da cui vengono figure di spicco della dirigenza pentastellata, come Laura Castelli o l’attivista No Tav Alberto Airola, a fare la fine del tonno sembrano essere stati proprio loro.

Le parole del comitato contrario al progetto sono state affilate: “Di questa sceneggiata ne avremo fatto volentieri a meno, lo abbiamo dichiarato giorni fa, poiché l’esito era scontato e non ci interessa francamente spenderci troppo parole.

Giochi di palazzo e poltrone, equilibrismi e fanatismi li lasciamo volentieri ad altri. La storia, lo sappiamo, relegherà ognuno al posto che merita“, come si legge sul sito NoTav.info. Frasi che sanciscono la fine dell’intesa, culminata, secondo gli attivisti, con il “tradimento” del Movimento 5 Stelle.

Beppe Grillo risponde e attacca il leader No Tav

L’abbandono della base militante ha suscitato le ire di Beppe Grillo, che ha risposto in un post sul suo blog.

Il vicepremier Luigi Di Maio lo ha pubblicato su Facebook, una dura invettiva contro Alberto Perino, storico membro dei No Tav. “Non avere la forza numerica per bloccare l’inutile piramide non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene“, si legge sul post del garante del Movimento.

Non avrei mai immaginato che lei avrebbe provincializzato, anche cerebralmente, la lotta contro queste opere inutili e dannose“, continua Grillo, ricordando i 4 mesi di condanna per violazione di sigilli nel 2014. Grillo ritiene che l’accusa di tradimento da parte dei No Tav sia un’offesa insopportabile per chi si è sempre schierato contro l’opera.

Peggio della condanna è “essere stato al fianco di uno che oggi (solo per il fatto che questo è un paese democratico) mi da del traditore“. E mentre la ferita emerge, ci si chiede cosa stia succedendo all’interno del Movimento dopo questa débâcle largamente annunciata.