granchio azzurro

Il callinectes sapidus, anche comunemente noto come “granchio azzurro”, potrebbe essere in questi giorni, in cui le spiagge salentine risultano particolarmente affollate, molto insidioso. A lanciare l’allarme, a seguito di numerose segnalazioni, è l’Ata-pc Lecce, acronimo di Associazione Tutela Ambiente Animali e Protezione Civile Onlus, che ci tiene a fare chiarezza sull’argomento.

Granchio azzurro: segnalazioni dalle coste salentine

Con il comunicato non si è voluto demonizzare la specie e tanto meno vietarne la pesca o altro“, l’intento ultimo dell’Ata-pc Lecce, come si legge nelle ultime parole diramate dall’Associazione su Facebook, è quello di monitorarne la diffusione.

In queste settimane sono state infatti numerose le segnalazioni da parte di bagnanti sulle coste del Salento che hanno denunciato la presenza di più esemplari di granchio azzurro che può essere pericoloso soprattutto per i piccoli bagnanti ma non solo, persone che in generale potrebbero ferirsi se non tempestivamente avvisate.

Il sensibile aumento potrebbe rappresentare un’insidia per i bagnanti

La specie “aliena”, come viene definito il granchio azzurro nel comunicato dell’Ata-pc Lecce, è risaputo essere aggressiva per quanto non si possa parlare di specie “sconosciuta”.

Se ne registra però in queste settimane un sensibile aumento in tutta la zona lagunare “causa dell’intensificarsi del traffico marittimo trans-oceanico e dell’aumento della temperatura“, parole queste rilasciate da Primula Meo, vicepresidente dell’Associazione.

Se ne segnala dunque una presenza “massiccia“, e il monito è rivolto a genitori, turisti, bagnanti di tutte le età, avvisati affinché possano prestare più attenzione. In molti, a seguito del comunicato, hanno sollevato critiche parlando del granchio come non una “novità” ma la finalità del comunicato, come sottolinea l’associazione, era ben differente. “La presenza nel Mare Adriatico del granchio alieno proveniente dal Golfo del Messico – callinectes sapidus – non è una novità“, queste le parole di Maurizio Pinna, ricercatore all’Università del Salento, contattato per fare chiarezza proprio dall’Associazione.

Impatti negativi anche su altri servizi ecosistemici

Quello che però viene sottolineato è come i fattori quali il traffico marittimo e l’alta temperatura, ne abbiamo sensibilmente aumentato la densità, estendendone la distribuzione sino alle zone balneari, prima difficilmente frequentate dai granchi azzurri. Riprendendo le parole di Pinna: “Non si può escludere che possa determinare impatti negativi anche su altri servizi ecosistemici, arrecando fastidio a bagnanti e turisti non adeguatamente informati“.

*immagine in alto: esemplare di granchio azzurro. Fonte/Facebook Ata-Pc Lecce (dimensioni modificate)