Jean-Claude-Juncker durante una conferenza

A novembre toccherà alla neo-eletta Ursula von der Leyen ricoprire il prestigioso ruolo di presidente Commissione Europea, mentre per Jean-Claude Juncker, in carica dal 2014, arriverà il momento della pensione.

Secondo un’inchiesta de il Fatto Quotidiano, si tratterà di una vera e propria “pensione d’oro”, dato che l’ex primo ministro del Lussemburgo potrebbe guadagnare un cifra intorno ai 22mila euro al mese. Somme altrettanto alte spetterebbero poi a tutti gli altri commissari uscenti, che andrebbero a percepire non meno di 18mila euro al mese.

Stipendi ricchi e agevolazioni

Secondo i dati riportati da Il Giornale, Juncker, oggi 64enne, è stato il membro della Commissione che in questi anni ha guadagnato lo stipendio più consistente, circa 27mila euro al mese, che rappresentano il 138% dello stipendio del funzionario Ue più alto in grado.

In seconda posizione troviamo l’Alto rappresentante degli Affari Esteri, Federica Mogherini, con 25mila euro, e poi i 7 vicepresidenti della Commissione e gli altri 21 commissari con almeno 22mila euro mensili.

Tutto ciò si va a sommare ad altre agevolazioni, come “l’indennità di transizione”, un bonus tra il 40 e il 65% dello stipendio base per un periodo fino a 24 mesi, che permetterebbe ai commissari uscenti di avere una fonte di introiti nell’attesa di trovare un nuovo lavoro.

L’indennità è percepita anche dagli eurodeputati, seppur in forma ridotta dato che qui si parla di uno stipendio di circa 9mila euro al mese. Nel loro caso il sistema pensionistico è stato rivisto nel 2009: se prima era possibile accedere alla pensione già a partire dai 50 anni di età, oggi occorre avere almeno 63 anni.

Le polemiche e la risposta della Commissione

Già negli scorsi mesi erano scaturite forti polemiche, quando sia Ignazio Corrao, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, sia Luigi Di Maio sul proprio profilo Facebook, avevano pubblicato queste cifre, chiedendo un cambio di rotta.

A tal proposito era intervenuta la stessa Commissione Ue, tramite il portavoce Margaritis Schinas, che aveva rimarcato come le decisioni sui salari dei funzionari fossero prese democraticamente dagli stati membri, in linea con quelli dei funzionari pubblici dei singoli Paesi.