sangue che cola

Ogni anno, con l’arrivo di ferragosto, si solleva in Italia la richiesta al Governo in carica,da parte di molti cittadini, di metter mano al decreto legislativo del 1998 in tema di protezione degli animali durante la macellazione o l’abbattimento.

Un tempismo che non è casuale: come ogni anno infatti, nella settimana di ferragosto verrà celebrata anche su territorio italiano la Id al-adha, più comunemente nota come “festa del sacrificio”, una tra le celebrazioni più importanti del mondo islamico.

La “festa del sacrificio”

Puntualmente, ogni anno, la festa religiosa islamica prevede il sacrificio di animali (ovini, caprini, bovini o camelidi): si calcolano che solamente in Italia verranno uccisi decine di migliaia di animali.

Una mattanza che prevede lo sgozzamento dell’animali vivo, senza stordimento ante-mortem.

La normativa italiana in tema, che impedisce l’uccisione dell’animale senza averlo prima stordito per negargli sofferenza, ammette l’eccezione che questo non accada quando prescritto da un rito religioso. Dal P.A.I – Partito Animalista Italiano – all’AIDAA – Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente – partono le petizioni e le richieste affinché possa essere cambiata la legge in merito, sollevando numerose denunce sui numeri, le conseguenze, i luoghi e le modalità in cui avverrà l’annuale sacrificio.

La denuncia del Partito Animalista Italiano

Il regolamento europeo impone lo stordimento preventivo degli animali prima della macellazione, ma, nel caso di festività religiose – si legge nella petizione attiva su Change.org lanciata dal P.A.I – Permette ai singoli Stati di adottare deroghe speciali, e il governo italiano ha acconsentito a questa modalità barbara“.

Entrando nel merito della questione, la “festa del sacrificio”, tra le più importanti nel mondo islamico in quanto simbolo della sottomissione umana a Dio, ricalca il sacrificio di Abramo.

Secondo quanto previsto dal rito, nel giorno della Id al-adha, i musulmani si accingono a sacrificare l’animale che deve essere adulto e integro (se si tratta di un bovino o di un camelide, quindi animali particolarmente grossi, un singolo sacrificio può valere per 7 persone).

Lo sgozzamento senza stordimento

Da tradizione, si procede con l’uccisione dell’animale mediante sgozzamento – un’incisione netta alla giugulare – senza uno stordimento. L’animale deve essere poi lasciato sanguinante – agonizzante e sofferente in quanto vivo e vigile al momento della mattanza – per permettere che proprio il sangue (sacro e dunque proibito da mangiare) defluisca del tutto dal suo corpo.

La carcassa, una volta del tutto priva di sangue, verrà poi suddivisa in tre parti con tre finalità diverse: una prima parte, consumata subito dalla famiglia; una seconda parte conservata per un consumo postumo; una terza parte destinata ai poveri.

Chiesto l’intervento del governo

P.A.I e AIDAA, in questi giorni, sollevano nuovamente le criticità di questo rito religioso ammesso in qualità stessa di rito e visto quindi, di fronte alla legge, come eccezione ad una normativa che su tutto territorio italiano impedisce la macellazione degli animali se non “dopo lo stordimento.

La perdita di coscienza e di sensibilità deve essere mantenuta fino alla morte dell’animale“, come si rinviene sulla nota rintracciabile sul sito di Essere Animali. Oltre a chiedere l’intervento del governo in materia, interpellando la figura di Matteo Salvini, auspicando la revisione del decreto che ammette l’eccezione, le associazioni animaliste denunciano come il rituale spesso non avvenga all’interno degli appositi macelli.

Si manifesta come spesso, il rituale avvenga in “piazze pubbliche” o all’interno di case private: atto di cui viene denunciata la crudeltà ma anche la pericolosità per le conseguenze di carattere igienico-sanitario che possono insorgere.

Sempre nella petizione lanciata su Change.org dal P.A.I si legge: “Il Partito Animalista Italiano chiede urgentemente al Governo della Repubblica Italiana di vietare questa pratica crudele che porta sofferenze totalmente ingiustificate agli animali attraverso un’ordinanza che può essere deliberata subito, in una singola notte“.