tardigradi

L’uomo non è ancora riuscito a colonizzare la Luna (e forse non lo farà mai) ma un’altra specie, proveniente dal nostro pianeta, potrebbe decidere di provare a vedere come si vive sul nostro satellite: parliamo dei tardigradi, invertebrati eccezionalmente resistenti che sono stati portati sulla Luna durante l’ultima missione lunare.

A portare i tardigradi sulla Luna è stata la sonda Beresheet, che sarebbe dovuta arrivare in maniera soft sul satellite e invece, purtroppo, si è schiantata l’11 aprile scorso sulla superficie lunare. La sonda trasportava una biblioteca creata da Arch Mission contenente circa 60mila immagini e 30 milioni di pagine sotto forma di 25 strati di nichel a formare una sorta di Dvd.

Si ipotizza che la biblioteca potesse durare anche milioni o miliardi di anni.

Disidratati prima del lungo viaggio

Oltre alla biblioteca, la sonda conteneva anche numerosi tardigradi bloccati in un contenitore colmo di resina ipossidica, al fine di conservarli. Lo scopo di questa “villeggiatura lunare” era quello di capire se i piccoli esserini fossero in grado di sopravvivere anche sul nostro satellite. Gli esperti che hanno coordinato la missione hanno spiegato che c’è la possibilità che i tardigradi, benché di fatto disidratati, siano sopravvissuti all’impatto e che possano un giorno essere recuperati nuovamente per essere riportati sulla terra e reidratati.

 

I tardigradi, “orsetti d’acqua” invincibili

Sono invertebrati propostomi celomati della grandezza di 0.1-1,5 millimetri, il che potrebbe far pensare che si tratti di esserini indifesi. Invece i tardigradi (anche detti “orsetti d’acqua”) sono tra le creature  più forti del pianeta: non solo possono resistere in condizioni di totale disidratazione per anche quasi 10 anni, ma sopportano anche temperature tra i -200 e i 151 gradi (anche se ad altissime temperature sopravvivono pochi minuti).

I tardigradi, inoltre, possono resistere in mancanza di ossigeno ed a basse o alte pressioni, al punto sei volte maggiori a quella che si potrebbe trovare sul fondo dell’oceano. Tutto questo fa di loro dei perfetti astronauti, e forse dei discreti futuri villeggiatori dello spazio!