Polizia (Immagine di repertorio)

L’omicidio del capo ultrà della Lazio Fabrizio “Diabolik” Piscitelli sta scuotendo Roma. Le indagini proseguono, su quanto accaduto mercoledì 7 agosto, al parco degli Acquedotti. L’autopsia ha confermato che il tifoso biancoceleste è morto subito, freddato con un unico colpo di pistola alla testa. Sembrerebbe dunque un’esecuzione in piena regola, su cui fioccano le ipotesi. Piscitelli era infatti non solo uno dei massimi esponenti della tifoseria laziale, ma aveva anche legami con diversi gruppi della criminalità romana. Nel mentre, la Questura di Roma ha negato i funerali pubblici di Piscitelli per ragioni di sicurezza.

La famiglia di Diabolik non ha però preso bene questa scelta. “Così ammazzate Fabrizio una seconda volta”, ha detto la moglie Rita, riporta Repubblica.

Il questore vieta i funerali pubblici per motivi di sicurezza

Alla decisione del questore di Roma di vietare i funerali pubblici per timore di scontri ed incidenti, la famiglia di Piscitelli ha deciso di opporsi. Oltre al ricorso al Tar, la moglie Rita ha scritto una lettera aperta, riportata da Repubblica. “Ci è stato vietato di celebrare un funerale in forma pubblica per motivi di sicurezza.

Ma la sicurezza di chi? Al contrario di ciò che si pensa e si legge sui giornali, Fabrizio era un uomo amato dagli amici e rispettato da tutti. Non era un mafioso come lo si dipinge in queste ore: non ha mai subito condanne per associazione mafiosa o provvedimenti come il 41bis. E tutti i beni posti sotto sequestro ci sono stati restituiti. Lo state uccidendo di nuovo tanto quanto il killer sorcio che lo ha sorpreso alle spalle. Non ci saranno problemi di ordine pubblico lo garantisco.

I legami con la criminalità romana al centro delle indagini

Repubblica riferisce anche che la sorella di Fabrizio Piscitelli, Angela, ha scritto al questore, al prefetto e al ministro dell’Interno perché “mio fratello deve avere il funerale di cui è degno e che vogliono i suoi cari”, posizione ribadita anche attraverso il legale della famiglia. Intanto, le indagini sull’omicidio dell’ultrà laziale proseguono, non senza preoccupazione. Secondo gli inquirenti, scrive Il Fatto Quotidiano, questo delitto sancirebbe la fine della pace tra clan stipulata tra 2011 e 2012, e si rischia perciò un’escalation di violenze.

Perché Piscitelli “era l’uomo di connessione fra l’estrema destra, la criminalità romana, i gruppi albanesi e la camorra”. Il 53enne Diabolik era infatti piuttosto noto negli ambienti criminali della capitale, e aveva già avuto alcuni precedenti con la giustizia.

L’omicidio di Diabolik è un rebus da risolvere

Al momento però il suo omicidio rimane insoluto. La Squadra Mobile di Roma ha interrogato la moglie, la sorella e il suo autista cubano. Per i testimoni e gli investigatori, Diabolik l’avrebbe ucciso un conoscente. Piscitelli era infatti parso tranquillo e sereno in queste settimane e lo stesso giorno della sua morte.

Probabilmente aveva appuntamento con qualcuno, e forse non si aspettava una trappola mortale. Gli inquirenti non credono sia casuale il luogo dell’omicidio. La zona della Tuscolana, infatti, storicamente in mano alla camorra napoletana, ha visto pian piano l’ascesa degli albanesi. Ed è su questa pista che le indagini si stanno concentrando. Ma per ora, si tratta di pezzi di un puzzle incompleto, e servirà ancora del tempo per risolverlo.