parroco sora

L’omelia di un parroco di paese per la festa del patrono diventa caso nazionale. A Sora, comune di 26mila abitanti in provincia di Frosinone, don Donato Piacentini dal pulpito è entrato a gamba tesa nella questione migranti che sta tenendo banco in queste ore, con l’attesa di sbarco per la nave Open Arms. Il parroco ha detto ai fedeli riuniti per la messa che le persone a bordo non sono bisognose di soccorso perché “hanno telefonini e catenine al collo“. Nei giorni scorsi sono state divulgate diverse foto false e fake news sulla condizione dei migranti che scappano dalla Libia per alimentare una retorica anti-immigrazione.

Il nostro Piacentini, dall’altare, divulga proprio quella stessa dialettica, scatenando dure reazioni. Questo è solo l’ultimo episodio che estremizza il dibattito pubblico, ormai polarizzato su posizioni di “tifo” nonostante i temi molto complessi.

Il parroco di Sora contro catenine e telefonini dei migranti

Il parroco di Sora lo dice chiaramente ai suoi fedeli riuniti per la festa patronale di San Rocco: “Non voglio essere polemico, ma non sono sulle navi che vanno a soccorrere le persone che hanno telefonini con le catenine al collo e dice che vengono dalle persecuzioni“.

Cavalcando il copione ordinario della propaganda anti-migrazione che in questi mesi riempie le pagine social, don Piacentini continua: “Guardiamo la nostra città, guardiamo la nostra Patria, guardiamo le persone che ci sono accanto che hanno bisogno e io quante le conosco, sono migliaia e si vergognano del loro stato di vita“.

Come se l’altruismo verso l’uno o l’altro si escluda a vicenda.

 

Il vescovo sconfessa: “Il cristiano obbedisce al Vangelo della Carità”

Dura la reazione della diocesi che per bocca del vescovo Gerardo Antonazzo condanna le parole del parroco. Proprio San Rocco, ricorda monsignor Antonazzo, ha abbracciato la dottrina del “prima gli altri per amore di Cristo povero e sofferente“.

Il vescovo bolla le considerazione del parroco come “scelte personali discutibili“, confermando il lavoro che la diocesi svolge insieme alla Caritas nell’accoglienza.

Il lavoro della diocesi contro “antiche e nuove forme di povertà” è rivolta ai migranti “in perfetta collaborazione con la Prefettura di Frosinone, con le Istituzioni civili locali, con le Associazioni di volontariato impegnate nel processo di integrazione. Questa è la scelta pastorale che non potrà cambiare perché il cristiano obbedisce al Vangelo della Carità nei confronti di chiunque, senza distinzioni né esclusioni“.

Reazioni dei social dove impazzano le fake

Quando il video dell’omelia è arrivato sui social è scoppiata un aspro dibattito. Durissimo il commento di Chef Rubio: “Parli te de catenine? I veri parassiti sono quelli che puntano il dito e non abbracciano. Quelli che per la propria gente non fanno un c***o e per gli altri ancora meno. Vergognate zi prete per le s******e che hai sparato, vergognati della farsa che sei“. Il conduttore e chef recentemente è stato a sua volta attaccato per essere salito a bordo della Open Arms insieme a Richard Gere. Un’altra battaglia combattuta a colpi di hashtag.

Anche l’attore hollywoodiano è stato accusato di voler fare una passerella da Matteo Salvini e Giorgia Meloni in primis. Secondo loro, Gere millanta un falso interesse per le cause umanitarie. In realtà l’attore di Pretty Woman nel 2016 era già a Lampedusa, dove ha incontrato il personale del centro di accoglienza e ci sono sue dichiarazioni sul fatto che l’Italia non debba essere lasciata sola a gestire le migrazioni verso l’Europa. Il premio Golden Globe è noto per il suo attivismo per la libertà del Tibet, a favore degli “homeless” (senzatetto), in mezzo cui ha vissuto durante le riprese per un film in sostegno dei clochard. Ha raccolto quasi un milione di dollari con la vendita della sua collezione di chitarre per beneficienza e ha finanziato diversi progetti contro l’AIDS nei Paesi in Via di Sviluppo. Ma dopo l’apparizione sulla Open Arms, ecco piovere foto (vere) sullo yacht dove sta trascorrendo le meritate vacanze come prova inequivocabile di cattiva fede.

Le foto false dei migranti

Altro tormentone social di questi giorni è la presenza di una foto che dovrebbe raffigurare migranti in forma e palestrati. In realtà si tratta di un’immagine del Wireless Festival del 2015 a Londra in cui sono presenti diverse persone di colore spacciati per i migranti della Sea Watch e ora dell’Open Arms.

Non sono solo queste le immagini di disinformazione diffuse per alimentare una campagna xenofoba e politica. La vignetta attribuita allo Spiegel in cui veniva ritratto il ministro dell’Interno a testa in giù, le dichiarazioni contro i migranti del Dalai Lama sono tutti sintomi (falsi) di una psicosi che viaggia sui social.

Le piattaforme sono diventate veicolo di una retorica per una parte e per l’altra, monopolizzando il discorso dell’opinione pubblica. Altra preoccupazione riguarda la distinzione sempre più difficile tra realtà e finzione, spesso alimentata ad arte per interessi elettorali, con un grande costo per la società. E mentre molto si muove sotto il sole di cui dovremo preoccuparci, la domanda rimane: usciremo mai dai loop giornalieri dei social come quello scatenato dal video del parroco?