medico con provetta di sangue in mano

È stato battezzato Tardis il nuovo test che promette di scoprire la possibilità di recidive in pazienti curati per tumore al seno. Ad annunciarne lo sviluppo è un team di ricercatori britannici e statunitensi sulla rivista Science Translational Medicine.

Come funziona Tardis?

Tardis, acronimo di TARgeted DIgital Sequencing, è un test personalizzato che consente di individuare nel sangue residuali cellule tumorali che potrebbero scatenare una recidiva nel paziente. In particolare Tardis è specializzato nello scovare particolari mutazioni del DNA, piccoli frammenti chiamati circulating tumor DNA o ctDNA. “I frammenti di ctDNA circolanti nel sangue trasportano le stesse mutazioni tipiche del cancro delle cellule tumorali, dandoci modo di valutare il tumore”, spiega il ricercatore Brandon McDonald.

Un test poco invasivo e affidabile

I vantaggi di Tardis sono evidenti. In primo luogo, è un test poco invasivo. È chiamato “biopsia liquida” perché ricerca le tracce del cancro in un campione di sangue, e non in frammenti di tessuto solido prelevati con una tradizionale biopsia. I ricercatori garantiscono inoltre l’elevata sensibilità della loro creatura. Tardis è 100 volte più sensibile delle tecnologie usate finora per individuare possibili recidive.

Una nuova arma contro il tumore al seno

Tardis in futuro potrebbe aiutare in modo sostanziale i medici nella cura del tumore al seno.

Rilevando eventuali tracce del cancro nel sangue, il test permetterebbe di capire come i pazienti reagiscono alla chemioterapia, nonché di identificare possibili ricadute in fase iniziale. La scienza deve però fare il suo corso ed è ancora troppo presto per parlare di rivoluzione in campo medico.

Finora Tardis infatti è stato usato dai ricercatori su soli 33 pazienti. Ha inizio ora una nuova fase della sperimentazione, in cui centinaia di persone malate di tumore al seno verranno sottoposte al test. Il ricercatore Thomas Slavin si mostra però fiducioso, e anzi ripone grandi aspettative in Tardis.

“La capacità di identificare in modo affidabile le mutazioni di cellule tumorali nel plasma di pazienti con tumore al seno (…) promette che un giorno possa essere un grande strumento per identificare il cancro rapidamente”, dichiara.