Grave episodio di caporalato a Brindisi. Pastore-schiavo 20enne del Gambia lavorava 14 ore al giorno e in condizioni disumane, pagato una miseria e senza riposo (Foto Carabinieri Brindisi)

La task force anti-caporalato dei carabinieri di Brindisi ha svelato un altro grave episodio di moderna schiavitù. Una coppia di italiani sfruttava un 20enne del Gambia, tenendolo in condizioni disumane e violando i suoi diritti, scrive La Gazzetta del Mezzogiorno. Il giovane lavorava come pastore per 13/14 ore al giorno, dalle 5 del mattino, tutti i giorni. Senza riposo settimanale né ferie, un lavoro massacrante per una misera paga di appena 1 euro e 50 all’ora. Oltre ciò, viveva in condizioni orribili, in un tugurio all’interno della masseria posseduta dalla coppia arrestata per sfruttamento del lavoro e concorso di intermediazione illecita.

Turni massacranti, nessun riposo, paga misera e condizioni umane allarmanti

Il giovane aveva un permesso umanitario scaduto a maggio 2019, ma lavorava per la coppia dal maggio 2018. A.V., di 51 anni, e la convivente P.C., di 37, titolare della masseria, hanno approfittato del bisogno di un lavoro del ragazzo e della sua scarsa conoscenza dell’italiano per schiavizzarlo. Sveglia alle 5 del mattino, poi circa 14 ore di lavori pesanti. La mattina e il pomeriggio il pastore-schiavo pascolava circa 400 pecore, poi alla sera si occupava della mungitura degli ovini e della pulizia delle stalle. I carabinieri hanno scoperto inoltre le condizioni disumane in cui era costretto a vivere.

Dormiva su un giaciglio all’interno della masseria, “ridotto in schiavitù e senza alcun diritto”, scrive La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il giaciglio dove dormiva il pastore schiavizzato a Brindisi
Il giaciglio dove dormiva il pastore schiavizzato a Brindisi

Indagato anche un terzo complice

L’allevamento di ovini gestito dai due arrestati si trova a Tuturano, frazione di Brindisi. Assieme a loro, i carabinieri hanno inserito sul registro degli indagati anche un loro complice, amministratore di un’altra impresa della zona. La Gazzetta del Mezzogiorno ha rivelato inoltre che il gambiano si fidava dei suoi titolari, che gli avevano fatto credere di esser stato regolarmente assunto dall’azienda del loro complice.

Quest’ultimo ha ricevuto una denuncia per favoreggiamento dell’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Infine, l’Arma ha imputato agli indagati anche dei reati ambientali, come smaltimento illecito di rifiuti e incendio degli stessi nella masseria. L’intera area ora è sotto sequestro.