Omicidio Yara Gambirasio: parla Massimo Bossetti dal carcere

C’è un giallo che in queste ore sta tenendo banco tra le cronache legate al caso Yara Gambirasio: un uomo si sarebbe presentato a Bollate sotto falso nome e, spacciandosi per un consulente informatico, avrebbe parlato con Massimo Bossetti, che sta scontando l’ergastolo per l’omicidio della 13enne. È quanto denunciato dal vero professionista a cui l’ignoto avrebbe soffiato le generalità, riuscendo a incontrare il detenuto e proporgli una ‘nuova linea difensiva’.

Bossetti: spunta un falso consulente

La notizia di un finto consulente informatico a colloquio con Massimo Bossetti, nel carcere di Bollate, ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione dei media nazionali.

La segnalazione di quanto sarebbe accaduto tra le mura del penitenziario lombardo, secondo quanto riportato dal Giornale di Brescia, è arrivata dal professionista vero a cui sarebbe stata ‘sottratta’ l’identità per arrivare al detenuto: Cesare Marini.

L’esperto si sarebbe rivolto ai carabinieri per denunciare la vicenda e l”inchiesta, appena avviata, punta a chiarire dinamica d’ingresso e reale nome del misterioso ‘ospite’ della struttura.

Proposta una ‘nuova linea difensiva’

Bossetti, dunque, avrebbe ricevuto la visita di un sedicente esperto in analisi informatiche presentatosi come “Cesare Marini della Procura di Brescia”.

Come sia stato possibile arrivare all’incontro con il detenuto – dal maggio scorso trasferito da Bergamo a Bollate – è ancora un mistero oggetto di indagine da parte dei militari.

Secondo quanto emerso, al momento del colloquio Marini era altrove e un soggetto – non ancora identificato – si sarebbe spacciato per lui all’interno di una delle carceri più famose d’Italia.

Pare che, in quelle ore il vero consulente fosse impegnato in una perquisizione domiciliare nell’ambito di un’operazione dei carabinieri, quindi evento documentabile, mentre il misterioso uomo era seduto di fronte al muratore di Mapello a esporre le sue ‘tesi’ all’ergastolano.

Il finto Marini avrebbe addirittura proposto una ‘nuova linea difensiva’ al detenuto, un orizzonte dai presunti esiti di interesse in merito alla questione del Dna.