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Il 17 settembre 2018, Alice Sebesta si trova nel carcere di Rebibbia, nella sezione nido. Con lei ci sono i suoi due figli: Divine, di un anno e mezzo, e Faith, che ha 7 mesi. Improvvisamente si scatena il panico: in una frazione di secondo Alice prende i suoi due figli e li lancia giù dalle scale. La piccola muore sul colpo mentre il primogenito viene trasportato in condizioni gravissime in ospedale, ma morirà poco dopo.

Quando chiederanno ad Alice perché ha compiuto un gesto tale, lei risponderà che voleva liberare i suoi figli: “Gli ho dato la libertà, ora sono in Paradiso”.

Oggi, a più di un anno di distanza da quel dramma orribile, The Social Post ha parlato in esclusiva con la madre di Alice Sebesta per cercare di capire cosa è accaduto a questa madre di 33 anni e qual è stato il ruolo delle istituzioni italiane (se ne hanno avuto uno) nel dramma di Divine e Faith.

Un mondo che s’infrange in un istante

Da quando il suo mondo è crollato, il giorno della morte dei suoi nipoti, Ulrike Oelkers-Hornuff studia italiano 6-8 ore al giorno.

Lo fa per cercare di capire cosa sia successo a sua figlia, e per comunicare con i media e le autorità italiane. Lo fa anche “per non impazzire”, come lei stessa ci spiega.

Ci racconta di questa figlia, tedesca come lei, cresciuta non con il padre naturale ma con il patrigno. Ci racconta dei grossi problemi con le droghe avuti in gioventù e superati con difficoltà, poi tornati quando ha conosciuto il compagno e padre dei due figli. Lui, Ehis E., è un nigeriano che viveva in un centro profughi e poi trasferitosi a casa della ragazza:Con Alice lui era il padrone e lei era niente: le donne per lui devono essere schiave”, ci racconta Ulrike.

Un uomo che, a detta della donna, “stava con lei per il permesso di soggiorno“.

Quando chiediamo a Ulrike perché Alice continuasse a stare con l’uomo, lei ci racconta: “Lei è cresciuta con un patrigno e voleva risparmiare questo ai figli ha sempre detto ‘devono stare con il padre naturale’ “ .Eppure, con il compagno arrivano, di nuovo, le droghe: lui le portava a casa e per una persona che si disintossica ricominciare è semplice, in queste circostanze.

 

I problemi con le droghe e la psicosi

I problemi di Alice non sono solo le droghe, come ci racconta sua madre: aveva una psicosi, aggravata dagli stupefacenti. “Dopo la cannabis lei ha dimenticato tutto, la sua testa era totalmente distrutta”, ci spiega. Si arriva così al 2018 e al viaggio a Roma, fatto su volere dell’uomo, a quanto pare. Il viaggio serve a portare della droga in Italia, nascosta nei pannolini: Alice viene fermata, arrestata, portata in caserma.

Qui avviene, secondo sua madre, qualcosa di sbagliato:La polizia ha esaminato i bambini ma non la donna. Un semplice controllo dell’urina avrebbe dimostrato tutto”, ovvero che Alice non stava bene ed aveva assunto droghe di recente. Invece lei e i figli finiscono, insieme, a Rebibbia.

Ulrike è ancora estremamente addolorata quando racconta del momento in cui la figlia le ha raccontato della morte dei piccoli: “Le ho chiesto: dove sono i tuoi figli? e lei ‘ah va tutto bene, stanno bene, sono in Paradiso’. Io non ho capito più niente, ho cominciato a urlare”. Poi c’è stato solo il pianto, per giorni e giorni.

Dopo l’arresto si è scoperto che Alice, durante la detenzione, aveva più volte dato segni di atteggiamenti anomali, anche nei confronti dei bambini. Le anomalie erano state segnalate ma non erano stati presi provvedimenti bastevoli. Successivamente sono state fatte 3 perizie psichiatriche e in due casi è stato dimostrato che Alice non era in grado di intendere. Nell’ultima, effettuata dal Dottor Fabrizio Iecher e richiesta dal Gip, era emerso come Alice soffriva di un “disturbo schizoaffettivo di tipo bipolare” e che fosse “totalmente incapace di intendere ma sufficientemente in grado di volere”.

“Incapace di intendere ma in grado di volere”

Ora Alice è fuori dal carcere: è stata ricoverata presso il Rems di Castiglione delle Stiviere.

Sua madre è contenta che lei ora sia ricoverata presso una struttura italiana e sostiene che non vorrebbe che Alice tornasse in Germania in quanto giudica inadeguate le soluzioni che la sanità tedesca potrebbe offrirle. Ciò che per lei è importante che si sappia, ora, è che “la polizia non ha la formazione professionale per prendere in affido dei bambini: io prego che chiudano queste sezioni carcerarie”.

Ora, il Pm ha chiesto l’assoluzione piena per la 33enne, per “vizio totale di mente”: La decisione sarà presa a breve (il rito è di tipo abbreviato) dal Gup Anna Maria Gavoni.

Anche in caso di assoluzione, comunque, niente e nessuno riporterà indietro Divine e Faith: la famiglia di Alice chiede da tempo che la ragazza non subisca una punizione peggiore di quella a cui già è condannata. In una lettera aperta alla stampa, Ulrike ha scritto: “Questa storia è la cosa peggiore che io abbia mai sperimentato: non auguro un’esperienza del genere nemmeno al mio più cattivo nemico. Questa storia ha peggiorato le nostre vite, soprattutto la vita di Alice. Lei ha perso davvero tutti.

Io prego che non la condannerete, perché già punita moltissimo con la morte dei bambini, nessuno può punirla di più. Lei non è un’assassina ma una donna molto ammalata, non ha bisogno di una punizione ma di cura“.

(Immagini in alto: per cortese concessione di Ulrike Oelkers-Hornuff)