ambulanza campania

Nella notte tra lunedì e martedì una bambina di circa 10 mesi di Gallarate ha rischiato la vita: vittima di una grave commozione cerebrale, pare che la piccola abbia avuto bisogno di cure salvavita che però i genitori avrebbero negato.

Solo l’intervento dei carabinieri di Legnano e successivamente del Tribunale hanno permesso che i medici procedessero e terminassero l’intervento chirurgico in urgenza. Questa versione dei fatti è stata però smentita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Genova, che dichiara che la piccola non sarebbe mai stata in pericolo di vita e non sarebbe stata fatta alcuna trasfusione.

Una caduta, poi la situazione precipita

Tutto sarebbe iniziato nella giornata di lunedì. La piccola è caduta in casa e, dopo un primo momento in cui sembrava stare bene, sono arrivati sintomi allarmanti: vomito, sudori e tosse improvvisa. I due genitori hanno a quel punto portato la bambina all’ospedale di Gallarate e da lì è stata successivamente trasportata all’ospedale di Legnano.

Lì, la situazione è apparsa subito grave: la piccola aveva una commozione cerebrale e si doveva intervenire immediatamente a livello chirurgico. Durante l’intervento emerge pare, secondo alcune fonti, che sia emersa una necessità: bisogna provvedere ad autorizzare pratiche mediche urgenti per non compromettere la salute della piccola (alcune fonti riportano che si sia trattato di una trasfusione).

Va detto che la struttura, nella sua nota stampa, parla di “cure necessarie” ma non specifica che si tratti di “trasfusione”.

Ovviamente, per procedere era necessaria l’autorizzazione dei genitori, che è stata chiesta immediatamente ma altrettanto velocemente negata: la coppia pare si sia rifiutata anche davanti all’evidenza del rischio per la salute della figlia.

I medici non hanno potuto fare altro che rivolgersi ai carabinieri di Legnano che, in velocità, hanno chiesto al tribunale dei Minori di intervenire.

Il Pubblico Ministero di turno ha così sospeso “a tempo” la responsabilità genitoriale di madre e padre, permettendo ai medici di continuare con la procedura.

L’ospedale ha diramato un comunicato stampa in cui si parla di “cure” senza entrare nello specifico e non parlando di “trasfusione”, e non specificando peraltro che il rifiuto dei genitori sarebbe da ricondurre al credo religioso. Si legge infatti: “A tutela della salute di una minore degente presso l’Ospedale di Legnano e visto il perdurante rifiuto da parte dei genitori ad autorizzare le cure necessarie i medici del Presidio Giornaliero hanno provveduto ad informare il Tribunale dei Minori di Milano il quale ha disposto la limitazione della responsabilità genitoriale e il conseguente affidamento della minore al legale rappresentante della Struttura Ospedaliera limitatamente alle scelte sanitarie da compiere”.

Per finire, il comunicato fa presente che “questa Azienda provvede ad assicurare tutti i necessari interventi sanitari volti alla tutela della salute e della vita della minore”.

La versione della Congregazione

Di diverso avviso la Congregazione Cristiana dei testimoni di Geova, che fa sapere: ““Contrariamente a quanto pubblicato da vari giornali, dai riscontri effettuati con i medici dell’Ospedale di Legnano è emerso che la bambina non è mai stata in pericolo di vita.

L’intervento per una commozione cerebrale a seguito di una caduta si è concluso con successo senza praticare nessuna trasfusione di sangue. Risulta infondata la notizia che la Procura abbia ordinato la trasfusione, né ai genitori è stato comunicato alcun provvedimento del tribunale per limitare la loro responsabilità genitoriale”.