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Negli ultimi anni le diagnosi relative alla celiachia sono aumentate sensibilmente, grazie alla scoperta di nuovi metodi scientifici che aiutano a riconoscere la sintomatologia di questa intolleranza. Cerchiamo di capire meglio quindi in cosa consiste la celiachia e quali conseguenze comportano gli alimenti che lo contengono per chi ne soffre, ma soprattutto perché è sbagliato eliminarlo se non si è intolleranti.

Cos’è la celiachia?

La celiachia è l’intolleranza alimentare più diffusa a livello globale e consiste in un’infiammazione cronica dell’intestino tenue provocata dalla gliadina, una proteina contenuta nel glutine. Tale intolleranza può manifestarsi sia dalla nascita sia in età adulta, di solito intorno ai 20-25 anni oppure dopo i 40.

Nel momento in cui viene ingerita anche una minima quantità di questa proteina, il sistema immunitario di una persona celiaca risponde rifiutando il glutine e andando ad attaccare quindi l’intestino.

Quali sono i campanelli d’allarme di questa intolleranza permanente? Solitamente chi è intollerante al glutine presenta sintomi come gonfiore e dolore addominale, diarrea, spossatezza, perdita di peso e malassorbimento di vitamine e ferro in primis. Trattandosi di sintomi comuni anche in altri disturbi, però, è sempre necessario rivolgersi al proprio medico, che prescriverà degli esami più approfonditi.

Soluzione: la dieta gluten-free

Purtroppo al giorno d’oggi non esiste ancora una cura per la celiachia. In caso di celiachia accertata, infatti, l’unica soluzione possibile per chi ne soffre è eliminare definitivamente il glutine dalla propria dieta: solo così è possibile infatti condurre una vita in salute. L’unico trattamento oggi disponibile consiste quindi nel seguire una dieta gluten-free, ossia composta esclusivamente da prodotti senza glutine, ormai disponibili anche in discount come Aldi, per esempio.

Questo tipo di alimentazione, che per alcuni rappresenta una necessità, spesso viene seguita anche da chi non è celiaco: secondo i dati di Coldiretti il consumo di prodotti gluten-free non sempre è legato a motivi di salute e sta registrando un aumento che arriva anche al 20% all’anno. Anche l’AIC (Associazione Italiana Celiaci) afferma di essere preoccupata a tal proposito, in quanto un terzo dei consumatori consuma prodotti senza glutine solo perché ritiene che siano più salutari rispetto a quelli tradizionali. Si tratta di una tendenza che non va affatto sottovalutata: questo tipo di dieta può infatti determinare delle carenze a livello nutrizionale e dovrebbe quindi essere intrapresa solo se si soffre di celiachia o di ipersensibilità al glutine.