fabrizio barna

Fabrizio Barna è stato condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Salvatore e Simone Andronico, padre e figlio. Aveva detto di non essere pentito di aver ucciso i due uomini, suoi vicini di casa. Il movente degli omicidi era il rumore dei lavori di ristrutturazione che le due vittime stavano facendo nella loro casa di Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze.

La condanna all’ergastolo

Come riportano le agenzie, si è concluso oggi il processo contro Fabrizio Barna che è stato condannato all’ergastolo dal giudice Federico Zampaoli del Tribunale di Firenze. Descritto dai suoi vicini di casa come un uomo solitario, Barna è celibe ed era disoccupato.

Pare fosse caduto in depressione dopo la morte dei suoi genitori, la madre deceduta nel 2008 e il padre nel 2012. L’uomo di 54 anni è stato sottoposto a processo con rito abbreviato e ha atteso il giudizio recluso nel carcere Sollicciano di Firenze. Il giudice ha emesso la condanna all’ergastolo accogliendo la richiesta della Procura.

Gli omicidi di Salvatore e Simone Andronico

Era il 21 ottobre 2018 quando Fabrizio Barna prese la sua pistola, detenuta regolarmente, e si diresse verso la casa in ristrutturazione di Salvatore e Simone Andronico. Colpì con un colpo di pistola Salvatore Andronico, 66 anni, e con 7 proiettili Simone, il figlio di 31 anni.

A scoprire i corpi fu una vicina di casa che, sentendo i colpi di pistola, si avvicinò al cantiere e chiamò immediatamente il 112. Venne colta da un malore alla vista dei corpi senza vita dei 2 uomini. Una tragedia incredibile che sconvolse la comunità di Sesto Fiorentino.

Non sopportava i rumori del cantiere. I suoi vicini di casa stavano ristrutturando la loro casa. Il 54enne pare avesse già minacciato i due uomini che, tra le altre cose, avevano tentato di risolvere la controversia rivolgendosi all’ufficio per la mediazione sociale, ma senza ottenere alcun risultato.

Fabrizio Barna non tentò la fuga e quando arrivarono i carabinieri si consegnò senza opporre resistenza. L’uomo riferì ai militari dell’Arma queste parole: “Non sono pentito di quello che ho fatto, ho fatto bene“.

*Credits immagine in alto: Repubblica Firenze