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È quasi la sceneggiatura di un film di spionaggio molto articolato quella che emerge dalle prime notizie in merito allo scandalo che sta scuotendo la Casa Bianca, l’Ucrainagate. Una soffiata di una talpa della CIA potrebbe costare al presidente Donald Trump l’impeachment e la rielezione nella corsa del 2020. I democratici sono compatti nel portare avanti la messa in stato di accusa del tycoon, avvenuta solo altre due volte nella storia degli Stati Uniti. Nel frattempo cade la prima testa: Kurt Volker, inviato speciale in Ucraina, ha rassegnato le sue dimissioni e dovrà essere sentito giovedì alla Camera.

Rotola la prima testa per lo scandalo Ucraina

È Kurt Volker il primo a rassegnare le dimissioni in quello che rischia di essere lo scandalo che potrebbe travolgere la Casa Bianca definitivamente. L’ex ambasciatore della NATO non avrebbe pubblicamente motivato la sua decisione, ma persone informate avrebbero fatto sapere al New York Times che la causa sono proprio gli sviluppi di questi giorni. Volker era l’inviato speciale a Kiev, incaricato di mediare con l’Ucraina per risolvere la crisi con i separatisti filo-russi. Il funzionario avrebbe messo in contatto l’avvocato personale di Trump ed ex sindaco di New York Rudy Giuliani con Andriy Yermak, collaboratore del presidente ucraino.

Il governo di Zelensky sarebbe stato preoccupato per il congelamento dei 400 milioni di fondi militari e dalle ricerche di Giuliani su Joe Biden. Volker viene identificato come estraneo alle presunte manovre della Casa Bianca, ma coinvolto in quanto anello di collegamento con gli ucraini. Yermak e Giuliani si sarebbero incontrati a Madrid il 2 agosto. L’ex sindaco di New York ha dichiarato che stava agendo con il beneplacito del Dipartimento di Stato, mentre la misteriosa talpa sosterrebbe che Giuliani avesse preso l’iniziativa come privato cittadino.

Lo conferma anche il Dipartimento di Stato in una nota stampa di agosto in cui chiarisce che Giuliani “non parla a nome del governo degli Stati Uniti“. La Camera dei rappresentanti presieduta da Nancy Pelosi ascolterà la testimonianza di Volker nei prossimi giorni.

La talpa della CIA che ha scatenato l’Ucrainagate

Al centro dello scandalo c’è un rapporto di lamentela in merito alle presunte pressioni che il presidente avrebbe esercitato sulla controparte ucraina, Volodymyr Zelensky.

L’obiettivo: aprire delle indagini su Joe Biden, uno dei principali concorrenti di Trump per la Casa Bianca, e suo figlio Hunter. Il documento sarebbe stato fatto filtrare da un funzionario della CIA precedentemente assegnato alla Casa Bianca, la cui identità è al momento coperta da anonimato.

La talpa sostiene che alti ufficiali della Casa Bianca avrebbero tentato di coprire la conversazione telefonica tra Trump e Zelensky del 25 luglio, in cui il presidente avrebbe sollecitato “interferenze da un Paese straniero per le elezioni del 2020“. Riporta inoltre le preoccupazioni di funzionari della diplomazia per le pressioni esercitate dal presidente sulla controparte ucraina.

Trump ha bollato quanto dichiarato dalla talpa come bugie e liquidato la richiesta di impeachment dei democratici come “una caccia alle streghe“.

Cosa succede ora e le persone coinvolte

Questo rapporto è stato inizialmente bloccato nella sua strada verso il Congresso da Joseph Maguire, direttore del Centro antiterrorismo nazionale, ora chiamato a testimoniare. Maguire ha dichiarato di aver bloccato il rapporto su consiglio del Dipartimento della Giustizia, ma Adam Schiff, presidente del Comitato permanente per i servizi segreti della Camera, lo ha accusato di aver violato la legge nascondendo il documento. Non è ancora chiaro cosa contenga il rapporto completo, ma probabilmente nuovi dettagli usciranno durante le interrogazioni dei funzionari del Dipartimento di Stato coinvolti, che si svolgeranno la prima settimana di ottobre.

Anche Mike Pompeo, Segretario di Stato, ha ricevuto mandato di presentare al Congresso i documenti relativi alla telefonata tra Zelensky e Trump entro il 4 ottobre, altrimenti sarà accusato di intralcio nell’inchiesta di impeachment. Rudy Giuliani ha invece fatto sapere che non testimonierà senza il permesso di Trump, adducendo il rapporto di riservatezza tra cliente e avvocato. Il cerchio si stringe intorno a Trump, appena uscito dalle inchieste sul Russiagate.

I democratici puntano a far emergere altre prove delle interferenze del presidente, il più rapidamente possibile. Entro fine ottobre dovrebbero essere presentati i capi d’accusa. Le elezioni del 2020 si avvicinano.