gianna fratta

Raccontare la storia di una donna che è riuscita a realizzare il suo sogno può essere d’ispirazione per tante altre donne che studiano e lottano per distinguersi. Da questa premessa nasce l’idea di questa intervista ad una grande direttrice d’orchestra: Gianna Fratta. La sua storia descrive un percorso fatto di studio, impegno e sacrificio per realizzare un sogno sorto fin dalla tenera età, da quando aveva 9 anni e per la prima volta ha sentito un’orchestra dal vivo. Gianna Fratta è conosciuta in tutto il mondo, è stata nominata Cavaliere della Repubblica nel 2009, e, oltre a numerosissime orchestre italiane, a livello internazionale ha diretto orchestre del calibro della Berliner Symphoniker, della Royal Academy di Londra, della Russian Simphony Orchestra, della Sinfonica di Greensboro e della Dubuque Simphony Orchestra.

La direttrice ha raccontato in esclusiva a The Social Post come ha capito di voler intraprendere questa carriera e quali sono stati i momenti più significativi della sua storia, commentando la condizione che vivono oggi le donne, non solo nel suo ambito professionale, ma in generale in tutti i contesti lavorativi, facendo un’analisi globale. Gianna Fratta ha poi parlato della musica “di oggi” (la trap, il rap, l’indie, ecc.) senza esprimere alcun pregiudizio e mostrando una grande apertura verso tutti i generi musicali, mostrando una visione eclettica.

Una vita per la musica

Gianna Fratta ricorda benissimo la prima volta che ha capito di voler diventare direttrice d’orchestra. Questa consapevolezza sembra quasi sia arrivata in seguito ad una sorta di folgorazione, un “colpo di fulmine”: “Studiavo pianoforte al conservatorio di Milano e il mio maestro di pianoforte mi invitò ad un concerto dove c’era un’orchestra dal vivo. Di quel momento mi ricordo che uscii dal concerto e dissi ai miei genitori che mi sarebbe tanto piaciuto stare al posto di quel signore vestito di nero al centro dell’orchestra.

Poi, l’ho fatto veramente. Ho continuato a studiare pianoforte, poi composizione e direzione d’orchestra. Sono rimasta affascinata in modo abbastanza serio, anche forte, dai suoni dell’orchestra, da quando ero veramente piccola“.

Fin dall’infanzia, la vita della direttrice d’orchestra è stata improntata allo studio della musica, come lei stessa ci ha raccontato. Infatti, Gianna Fratta ha iniziato a studiare pianoforte quando aveva 5 anni e, da allora, la sua relazione con la musica si è trasformata tanto da diventare un “rapporto imprescindibile” e non solo per ragioni di carattere, ovviamente, professionale. Infatti, è stata principalmente la sua passione verso la musica a portarla fin da piccola a scegliere questa come la sua professione: “La musica per me è veramente la mia vita. (…) Non riuscirei neanche a pensare alla mia vita senza la musica perché è un rapporto quotidiano, non c’è possibilità per me di pensare a una vita o a un lavoro diverso da quello che faccio“.

Lo scarto tra ciò che si è e ciò che vedono gli altri

Il primo importante passo per intraprendere la carriera da direttrice d’orchestra è stato senza dubbio comunicare ai suoi genitori la sua decisione. Inizialmente, la sua famiglia ha reagito non dando molto peso alla sua scelta, un po’ come si fa con “i figli che dicono che vogliono fare l’astronauta“. I suoi genitori immaginavano tutt’altro percorso per lei, non conoscendo il mondo della musica: “Sono laureata in giurisprudenza proprio perché i miei genitori volevano assolutamente che mi laureassi. Loro immaginavano per me altri percorsi, mia madre diceva ‘Io quand’eri piccola pensavo che potevi fare l’ambasciatore, la carriera diplomatica..’“. Solo osservando il suo impegno e i suoi sacrifici quotidiani, si sono persuasi che era veramente quello l’obiettivo della sua vita: “I miei non sono musicisti quindi lo consideravano anche un po’ un lavoro impossibile da fare per una donna, poi invece quando hanno capito che la mia intenzione era molto seria e che studiavo veramente tanto, giorno e notte, per raggiungere questo risultato si sono convinti“.

In effetti, che si trattasse di una carriera non proprio semplice da seguire, Gianna Fratta l’ha compreso con il tempo. Nonostante le difficoltà, però, c’è stato un episodio che le ha fatto capire che aveva imboccato la strada giusta, “quando ho fatto un corso di perfezionamento all’Accademia Chigiana di Siena con un grandissimo direttore d’orchestra, purtroppo adesso morto, che si chiamava Yuri Ahronovitch“. Proprio lui si fece promotore del suo talento, facendole vincere il diploma di merito e la borsa di studio, facendo in modo che ottenesse quei riconoscimenti tra “tra tantissimi che venivano da tutto il mondo“. Yuri Ahronovitch ha avuto un grande peso nella carriera di Gianna Fratta e le disse una frase che finì col segnarla in modo indelebile: “Non devi mai avere dubbi sul tuo talento e sul fatto che sei nata per fare la direttrice d’orchestra“. Riguardo al talento e alle doti della direttrice, Yuri Ahronovitch scrisse: “Non ho mai conosciuto un direttore così giovane e già così dotato di cuore e di braccio“.

Queste parole Gianna Fratta ha rivelato di portarle sempre con sé, quasi come se fossero un amuleto, perché sono state in grado di infondere in lei, che allora era molto giovane, “una grande energia, quindi nel momento in cui mi sento tuttora in dubbio, incerta, io penso sempre ad Ahronovitch e a quello che mi ha detto e vado avanti“.

I momenti simbolici della carriera di Gianna Fratta

Tra tutti i riconoscimenti che ha ricevuto nella sua carriera, Gianna Fratta non potrà mai dimenticare il 7 marzo del 2009, quando il Presidente della Repubblica di allora, Giorgio Napolitano, le conferì la nomina di Cavaliere della Repubblica. L’attribuzione di questa onorificenza ha rappresentato per la direttrice d’orchestra un momento in cui l’Italia ha riconosciuto la sua bravura come direttrice d’orchestra, quasi un punto d’arrivo, se così si può definire. In quell’occasione, Gianna Fratta ha rivelato di aver sentito vicine le Istituzioni: “Io ho fondato la mia carriera da sola, non sono figlia di musicisti o di direttori d’orchestra, non appartengo a lobby di qualunque tipo, allora è bello (ricevere un titolo come questo, ndr) perché senti che lo Stato ti è vicino e capisce qual è stato il tuo percorso, è stato un riconoscimento veramente molto grande“. C’è poi stato “un altro momento simbolico e importante” nella sua carriera: quando, il 18 dicembre 2016, ha diretto il Concerto di Natale al Senato ed è stata la prima donna in assoluto a ricoprire questo ruolo. Dirigere quel concerto è stato poi importante anche per un altro motivo: “Mi sono sentita onorata e felice perché erano 20 anni che questo concerto veniva diretto da uomini, l’avevano diretto Muti, Maazel, Oren, grandissimi direttori, e quindi intanto ero contenta che la ventesima edizione finalmente la dirigesse una donna, e poi chiaramente ero felice anche di essere in un luogo istituzionale a dirigere il concerto più importante che le Istituzioni italiane organizzano“. Un altro motivo per cui si è sentita felice di dirigere quel concerto riguarda la composizione dell’orchestra: “Ero molto felice ed emozionata e poi ancora più contenta perché dirigevo un’orchestra di giovanissimi, studenti dei conservatori italiani e per me che sono anche una docente era ancor più bello che non aver un’orchestra di professionisti o un’orchestra sinfonica italiana“.

Il futuro della direzione d’orchestra: un mondo di uomini e, tra 100 anni, di donne

L’ambiente professionale di cui Gianna Fratta fa parte è un mondo dominato principalmente dagli uomini, come accade in tantissimi altri contesti. Gianna Fratta ha spiegato di non essersi mai sentita discriminata perché tende “a ignorare questo genere di fenomeni quando ci sono e ad andare avanti“, e ritiene che la scelta di preferire gli uomini alle donne abbia più a che fare con “l’abitudine di avere sul podio gli uomini” che con una “scelta fatta in cattiva fede“. Gianna Fratta si è sentita piuttosto “parte di un processo di evoluzione per cui pian piano le donne stanno iniziando ad avere più spazio sul podio“. Questo ha a che fare, secondo lei, anche con il periodo storico che viviamo: “Se fossi nata 200 o 100 anni fa magari non sarei mai riuscita a salire sul podio, invece, tra 100 anni secondo me non ci porremo minimamente più il problema, ne sono certa“.

Questo ottimismo riguardo al futuro della professione di direttrice d’orchestra si basa su dati concreti: “Siamo sempre più donne a dirigere. Ce ne sono tante che sono veramente brave quanto o più degli uomini, esattamente come è accaduto in tante altre professioni. In tanti ambiti professionali la donna ha dovuto sgomitare però ce l’ha fatta, ce la faremo anche nella direzione d’orchestra. Ora, si tratta solamente di attendere che i tempi siano maturi e soprattutto che sempre più donne si dedichino alla direzione d’orchestra“.

Il panorama musicale attuale e l’Opera

Rispetto a tutti i generi musicali che si sono diffusi negli ultimi anni, Gianna Fratta non esprime alcun giudizio di merito. Infatti, la direttrice d’orchestra non ritiene che ci sia musica migliore o peggiore“. Soprattutto, non ritiene che “i giovani di oggi” ascoltino musica “sbagliata”: “Penso che i giovani debbano ascoltare la musica nella quale si riconoscono non demonizzo assolutamente la trap, il pop, il rap, l’indie. Se i giovani si riconoscono in quel tipo di musica vuol dire che dà un messaggio, al di là della qualità, uno può dire ‘eh ma armonicamente non è interessante quanto l’Opera…’, non è questo, la musica non serve a questo, la musica è emozione ed è messaggio per chi lo sa ricevere, per cui penso tutto il meglio possibile della trap fatta bene, del rap fatto bene, del pop fatto bene e che piace ai giovani e ai meno giovani“.

Rispetto poi al fatto che l’Opera non sia frequentata da giovanissimi, Gianna Fratta non può che constatare che si tratta di un fatto assolutamente normale: “È come leggere un romanzo di Dostoevskij, non lo puoi dare a una persona di 13 anni, ci vogliono dei mezzi“.

L’Opera dovrebbe rappresentare “il punto d’arrivo di un processo di formazione, di ascolto della musica colta che andrebbe fatto fin da quando si è piccoli ma per gradi. Per questo credo che all’Opera vadano persone più mature perché hanno più strumenti, hanno acquisito un’esperienza tale per poter comprendere fino in fondo che è un genere di grande complessità, c’è la musica, c’è il canto, c’è la scenografia, c’è la regia, c’è l’attore, c’è la danza, è veramente un genere assoluto, c’è tutto, c’è la poesia, c’è la letteratura perché i libretti sono sempre ispirati a romanzi e bisogna avere comunque tanti strumenti per comprendere fino in fondo“.

Il matrimonio con Piero Pelù

Di recente, lo scorso 14 settembre, Gianna Fratta è convolata a nozze con Piero Pelù, la rockstar frontman dei Litfiba. Un matrimonio che è stato “molto intimo, con poche persone, con gli amici veri, tradizionale, direi, molto tranquillo, molto felice, perché alla base c’era molta felicità“. La domanda impossibile da non porre riguarda poi quale genere musicale ascoltino in casa, considerata la “provenienza musicale” diversa dei due novelli coniugi.

Un interrogativo a cui è facile rispondere se si pensa alla totale assenza di pregiudizio verso tutti i generi musicali della direttrice d’orchestra che, infatti, ha così replicato: “Ascoltiamo tutto, ascoltiamo la buona musica, che non vuol dire un genere o un altro, la buona musica c’è in tutti i generi e anche la cattiva musica, anche nella musica classica“.