giovanni ciacci

Si arricchisce di un nuovo capitolo la querelle tra il costumista Giovanni Ciacci e la dirigenza della Rai. Il motivo del contendere è un abito che nel 2013 Ciacci avrebbe preso in carico senza relativa bolla di accompagnamento.

L’attacco di Freccero, la difesa di Ciacci

Qualche giorno fa era stato il direttore di Rai2 Carlo Freccero a riaprire la questione, affermando che Giovanni Ciacci è stato allontanato per via di una condanna nei suoi confronti. La risposta dello stylist era stata immediata, ma tra le pagine di Oggi in uscita mercoledì 3 ottobre è tornato a difendersi con forza: “Sono disposto ad assumermi le mie colpe, ma accusarmi di ricettazione è folle”.

Freccero ha già chiesto scusa per il lapsus – non c’è infatti alcuna condanna – ma per Ciacci la questione non è chiusa. Qualche giorno fa, anche una foto su Instagram assieme allo stesso direttore, ma dai toni poco concilianti.

I fatti risalenti al 2013

Si parla di un fatto avvenuto 6 anni fa, ma mai risolto del tutto. Il vestito galeotto, per cominciare, non sarebbe stato richiesto direttamente da Ciacci, che anzi avrebbe solo fatto da tramite per la Maison Gattinoni, realizzatrice dell’abito stesso.

Si trattava infatti di una copia di un vestito indossato dall’attrice Mariangela Melato. All’epoca dei fatti la famosa sartoria stava organizzando una mostra sugli abiti delle dive, un evento tra l’altro patrocinato dalla Rai stessa.

Ciacci, quindi, dice di aver fatto solo da tramite: “Una volta chiesto il permesso alla Rai chiesi il vestito alle persone che erano lì con me a Napoli“, ha dichiarato ad Oggi, “L’abito mi fu consegnato in presenza proprio della Melato e del suo autista, e insieme lo portammo a Roma per la mostra”.

La mancata bolla d’accompagnamento

A mancare, tuttavia, sarebbe stata una bolla d’accompagnamento: “Non so se c’era o se non c’era. Non è il mio lavoro: io facevo il costumista, e mica avevo accesso alle pertinenze Rai, qualcuno deve avermelo pur dato, quel vestito”. Ai tempi l’abito fece la sua bella presenza alla mostra e poi venne tenuto in custodia dalla sorella di Ciacci, che lavora in società con lui. Giovanni Ciacci nega quindi ogni responsabilità, ma soprattutto trova esagerata l’accusa di ricettazione.