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Nei giorni prima di morire, Stefano Cucchi aveva innalzato più di un grido d’aiuto.

Oggi si sa che la lettera che si sapeva che Stefano aveva scritto il giorno prima di morire esiste veramente e fu spedita 4 giorni dopo la sua morte: quella lettera, tassello fondamentale di una vicenda orribile e difficile da decifrare, è stata presentata in aula oggi dall’avvocato Fabio Anselmo.

Sofferente e bisognoso d’aiuto

La scrittura di Stefano è tremante, sembra quella di una persona in una condizione di sofferenza. È indirizzata a Francesco, operatore della comunità presso la quale era stato per disintossicarsi.

Chiede aiuto e non nasconde il suo dolore: “Caro Francesco sono al Sandro Pertini, in stato d’arresto. Scusa se stasera sono di poche parole ma sono giù di morale e posso muovermi poco. Ha bisogno di qualcuno che gli stia vicino: nessuno della sua famiglia, nonostante gli sforzi, era stato autorizzato a incontrarlo. Volevo sapere se potevi fare qualcosa per me. Adesso ti saluto, a te e agli altri operatori. Ps per favore rispondimi, scrive ancora Stefano.

Anselmo spiega che è stato molto difficile venire in possesso della lettera: “Ne siamo entrati in possesso in modo rocambolesco, l’abbiamo depositata subito alla Procura della Repubblica”.

Questa lettera è fondamentale perché mostra come Stefano volesse vivere e non si fosse affatto lasciato andare: “La grafia è quella di una persona fortemente sofferente, che scrive al Ceis, scrive alla comunità. Si è sostenuto che lui non fosse più interessato a vivere, ma Stefano Cucchi non voleva morire, voleva avere un futuro, è la verità e questa è una prova documentale inconfutabile. Se ha rifiutato il cibo, se ha bevuto poca acqua era perché era devastato dal dolore dei traumi subiti“.