yemen

È Francesca Mannocchi a riportarci brutalmente alla realtà, a un mondo che volta le spalle alla guerra più dimenticata e tragica che si combatte in questo momento. La giornalista, insieme al fotografo Alessio Romenzi, è entrata clandestinamente in Yemen, documentando la fame, il colera e le battaglie che stanno distruggendo la vita di 24 milioni di persone. Il suo reportage, crudo come è giusto che sia, è uscito su L’Espresso del 22 settembre ed è stato presentato ieri in video a Propaganda Live, su La7. Anche Sky Tg24 ha riportato le immagini della devastazione, che colpisce soprattutto i bambini.

L’amara conclusione, come ha constato il giornalista Paolo Celata, è che il mondo sembra abbia voltato le spalle alla più grave crisi umanitaria degli ultimi 30 anni.

Lo Yemen è anche nostra responsabilità

Le cifre della tragedia sono note, le hanno messe nero su bianco le Nazioni Unite nel loro ultimo report. Ci sono 3 milioni di sfollati nello Yemen, concentrati nella zona del Nord, la più povera del Paese, come ha spiegato Francesca Mannocchi, che ha visitato i campi profughi.

Capanne in mezzo al nulla, dove le persone che scappano dalla guerra vivono il loro secondo incubo, la fame. Questa piaga colpisce 10 milioni di persone, tra cui bambini gravemente denutriti, che pesano la metà di quanto dovrebbero. Nel 2018, come recita la Relazione sulle esportazioni di armamenti presentata dal Parlamento il 2 aprile 2019, il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di armamenti ha coinvolto un giro di affari di 5,743 miliardi di euro. Il nostro Paese ha esportato 5,246 miliardi di materiali d’armamento in 107 Paesi sparsi sui cinque continenti.

Tra questi anche Arabia Saudati ed Emirati Arabi, con rispettivamente 11 e 25 autorizzazioni alla vendita lo scorso anno. Questi due Paesi sono due dei principali attori, insieme all’Iran, coinvolti nel conflitto dello Yemen, iniziato nel 2015 come guerra civile e diventata una guerra per procura. A giugno di questa estate, il governo Lega e Movimento 5 Stelle ha votato una mozione in Parlamento per sospendere le forniture di armamenti verso le potenze del Golfo per 18 mesi, un passo che non basta. Come ricorda la stessa Mannocchi: “Un buon segno, ma ancora timido perché parliamo di bombe e non di armi leggere.

Le nostre bombe, prodotte nel nostro Paese, hanno combattuto quella guerra (dello Yemen, nda)“.

L’inferno dei bambini

Nel reportage di Mannocchi emerge chiara una verità: lo Yemen è abbandonato a se stesso. Gli aiuti umanitari, da cui dipende l’80% della popolazione per sopravvivere, sono al minimo a causa della “onnipresente violenza e le difficoltà di finanziamento“, come riporta l’UNICEF. Da quegli aiuti dipende la vita di 12,3 milioni di bambini: “Blocchi aerei e navali ostacolano la fornitura di aiuti d’emergenza, le ostilità la loro distribuzione.

Nonostante le difficoltà di finanziamento, l’UNICEF riesce a prestare aiuti decisivi a centinaia di migliaia di bambini yemeniti“.

Il dramma dei bambini che muoiono di fame tra le braccia dei loro genitori è accompagnato dal fatto che scuole e ospedali sono bersagli dei bombardamenti. Sempre l’ONU riporta che 5 milioni di bambini in Yemen non hanno accesso all’educazione. Vivono tra le macerie di città come Sana’a, dove sono asserragliati tra missili che distruggono le loro case e uccidono i loro parenti, e l’indottrinamento costante e onnipresente. I manifesti dei martiri tappezzano i pochi muri rimasti in piedi e i bambini intervistati dalla Mannocchi hanno quell’unica realtà davanti.

Sognano di fare i piloti dei jet, per poter combattere per il loro Paese e magari poter finire anche loro su uno di quei manifesti, oggetto di devozione.

Guardarsi allo specchio

Una tragedia nella tragedia, perché segna il futuro dello Yemen: la generazione che dovrà ricostruire il Paese è completamente abbandonata alla violenza e alla fame. Il mondo, questa volta, ha preferito girarsi dall’altra parte. Nessuna raccolta fondi, nessuna presa di posizione o manifestazione per fare pressione sul nostro governo affinché proponga un aumento dei finanziamenti per gli aiuti umanitari a livello europeo.

Il commercio di armi dell’Italia continua senza lo sdegno che sarebbe dovuto. Nel frattempo le ong diventano oggetto di propaganda politica, come accaduto a Medici Senza Frontiere. La ong opera nelle zone più remote dello Yemen, fornendo l’unica assistenza medica a cui hanno accesso queste persone.

Questa è la guerra dello Yemen, non si vive ma si sopravvive. Quando si parla di un ospedale che viene bombardato dovremmo fermarci e non andare oltre, perché dovremmo farci molte domande“, commenta Roberto Scaini, medico di MsF. “Provate a pensare cosa succede quando un ospedale viene bombardato, se sei malato dove vai? Non vai da nessuna parte“.

Medici senza Frontiere, tra il 2015 e il 2016, ha perso “26 tra colleghi e pazienti in quattro bombardamenti separati di strutture sanitarie che gestisce o supporta“, si legge sul sito. La guerra nello Yemen, che va avanti da 4 anni, ci mette di fronte alle nostre responsabilità come società, al di là delle spaccature evidenti che questo Paese sta vivendo.

Il reportage di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi dallo Yemen #propagandayemen #propagandalive…

Gepostet von Propaganda Live am Samstag, 5. Oktober 2019