galline nell'allevamento intensivo

Una fortissima denuncia quella di Essere Animali che ancora una volta è riuscita a farsi largo sotto copertura all’interno di un allevamento intensivo di circa 56mila galline ubicato a Verghereto, in provincia di Forlì-Cesena in Emilia Romagna e contro il quale l’associazione ha già presentato una denuncia, come si legge nella nota, alla Stazione dei Carabinieri Forestali. Attiva sul sito di Essere Animali una petizione per porre fine a questi vergognosi maltrattamenti.

ATTENZIONE: NELL’ARTICOLO È PRESENTE UN VIDEO CON IMMAGINI CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITÀ

Il comunicato di “Le Naturelle

AGGIORNAMENTO DEL 10/10/19: : Giorni dopo la denuncia dell’associazione Essere Animali, il marchio Le Naturelle ha voluto far chiarezza in merito attraverso un comunicato stampa in cui delucidano ai consumatori la propria posizione a riguardo.

L’azienda oggetto del video è un fornitore di Gruppo Eurovo (titolare del marchio ‘Le Naturelle’), ma ha fornito allo stesso Gruppo esclusivamente uova da allevamento all’aperto, differente rispetto a quello visibile nel video, e mai uova da allevamento in batteria“. Il Gruppo Eurovo ci tiene a respingere qualsiasi tipo di “connessione, coinvolgimento e collegamento ai comportamenti assunti dagli operatori dell’azienda fornitrice in altre parti dell’allevamento e si dichiara completamente estraneo ai fatti documentati nel video“.

Essere Animali denuncia l’allevamento intensivo

Migliaia e migliaia di galline in spazi ridotti, inadatti al loro movimento, alla loro vita. Un desolante leitmotiv che si ripete di allevamento in allevamento e non parliamo di una realtà lontana. La nuova inchiesta di Essere Animali ci riguarda da vicino, tratta di un allevamento intensivo italiano fornitore di uova ad un marchio noto nei supermercati, Naturelle, che, come si legge è “riconducibile al gruppo Eurovo, la multinazionale italiana leader europeo del settore“.

Una piccola telecamere nascosta addosso ad un inviato sotto copertura nell’allevamento emiliano è bastata a portare in luce l’ennesima turpe realtà degli allevamenti intensivi. Gabbie su gabbie ammucchiate l’una sull’altra, minuscole e anguste, inospitali, lontane dal concetto di natura e diametralmente opposto al concetto di rispetto per gli animali. 100 metri di ferro che rinchiudono 56mila galline nelle mani di operatori incapaci di trattarli in qualità di essere viventi. C’è chi per spostarle da un lato all’altro le prende e le getta, incurante del dolore provocato e del tutto disinteressato a quali gravi conseguenze i suoi gesti posso avere sulla vita dell’animale.

Violenza come prassi, cadaveri e agonia

La Commissione Europea, ricorda la nota, in merito è molto precisa e rammenta come secondo un iter dignitoso, anche gli semplici spostamenti dovrebbero avere luogo con la massima cura e la massima attenzione volta ad evitare in qualsiasi modo di compromettere le condizioni di salute dell’animale. Nello specifico, parlando di pollame, le galline dovrebbero essere destreggiate con capacità, maneggiate dalle zampe e dal petto onde evitare fratture e lesioni ma questa non è la prassi.

Cannibalismo da stress

Nella video-denuncia dell’investigatore all’interno dell’allevamento, si nota come l’operatore ignori quanto sopra detto, afferrando le galline con violenza e noncuranza per poi gettarle da una gabbia all’altra, senza alcun riguardo. L’unica prassi, l’unica abitudine, si conviene guardando, è la violenza. Le galline che sopravvivono sono condannate ad una vita indegna, priva di luce e così stressante da indurle a beccarsi tra di loro; quelle che muoiono finiscono ammucchiate l’una all’altra come oggetti privi di sentimenti e incapaci di provare dolore. Alcune, per lo stress subito arrivano a mangiarsi tra di loro, altre per il continuo sfregamento del corpo contro le recinzioni in ferro, perdono tutte le piume.

Nella nota: “Le condizioni degli allevamenti in gabbia sono così anguste che le galline vengono mutilate del becco, per evitare che si uccidano fra loro per lo stress“.

Tra sopravvivenza e condanna

Proprio sul dolore, in termini legislativi, esiste un vademecum che spiega come l’operatore dovrebbe agire di fronte ad un animale malato sì da evitare un dolore eludibile. Si tratta di un abbattimento d’emergenza che prevede un colpo netto alla testa: una pratica che necessita di essere insegnata. Anche qui però, la legge diventa un miraggio irreale: “In questo allevamento – nella nota di Essere AnimaliDopo aver colpito le galline con metodi improvvisati, non ne controlla nemmeno l’avvenuto decesso.

La morte di questi animali non è immediata, ma lenta e dolorosa“. Le morti, quotidianamente, sono decine.

GUARDA IL VIDEO:

Una mancanza di rispetto che tracima dai lunghi e stretti corridoi dell’allevamento: riguardo le galline malate, queste spesso anche se ancora vive vengono trattate come morte e ammucchiate sopra i cadaveri di altre, in attesa che tra dolore e strazio soccombano. “Perché è gonfia ?”, chiede un operatore nel video in riferimento ad una gallina malata che poco dopo trova la morte dopo una lunga agonia, uccisa a bastonate con un pezzo di legno.

Maltrattamento di animali

Di questa realtà, senza volerlo o ignorando, siamo complici. Le uova prodotte dalle galline di questo specifico allevamento sono il pozzo a cui attinge uno dei maggiori leader europei per la produzione delle uova. La denuncia sporta da Essere Animali chiede che venga riconosciuto, di fronte all’inchiesta e ai video, il reato di maltrattamento di animali oltre alla verifica relativa alla tipologia di gabbie che vengono utilizzate così come la densità degli animali al loro interno “che dalle immagini non sembrerebbero soddisfare i requisiti prescritti dal D.

Lgs. 20 luglio 2003, n. 267 sulla protezione delle galline ovaiole“.