Parlamento italiano

Ultimo atto per il ddl sul taglio dei parlamentari: dopo l’approvazione della Camera di maggio, è tempo per l’ultima lettura e il voto finale. Dopo potrebbe toccare al referendum.

L’ultima lettura prima del voto

Una settimana fa si è acceso il semaforo verde dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, che approvato il disegno di legge su taglio dei parlamentari e avviato così l’iter per l’ultimo passaggio. Trattandosi di una legge che modifica la Costituzione, sono infatti necessarie quattro letture da parte dei due rami (Camera e Senato) prima dell’approvazione definitiva.

Oggi il testo verrà discusso in Aula e domani il voto che dovrebbe rendere legge uno dei cavalli di battaglia del M5S.

Se la legge dovesse essere approvata, a quel punto ci saranno tre mesi di tempo per richiedere un referendum confermativo. Tale procedura può essere richiesta da 1/5 dei membri di una camera, 500mila elettori oppure 5 consigli regionali. Se così sarà, allora la legge sarà definitiva solo dopo l’approvazione di questo referendum.

Le intenzioni di voto

Prima, tuttavia, c’è da approvarla nelle camere. Nonostante il cambio di forze nella maggioranza, si lotta comunque con i numeri.

Perché una riforma costituzionale venga approvata, infatti, è necessaria la maggioranza assoluta, ossia 316 parlamentari, e dopo gli scossoni estivi la cosa non è così certa.

I dubbi nel PD

Certi i sì dei M5S, il vero dubbio riguarda il PD, che quando era all’opposizione si è sempre battuto contro questa riforma, arrivando anche ad invocare la “resistenza civile”. Fondamentale, per il loro sì, la garanzia che a tale riforma seguiranno altri ritocchi al sistema di funzionamento delle camere e soprattutto la riforma elettorale.

Tuttavia, potrebbe esserci qualche scontento che voterà contro.
Nello specifico, le richieste del PD riguardano l’elezione su base interregionale del Senato, sfiducia costruttiva e modifica dei Regolamenti di Camera e Senato, di modo che si possano formare gruppi con un numero inferiore di parlamentari.

Il sì delle opposizioni

Dall’altra parte, la situazione è diversa: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non si sono mai detti contrari alla legge, risultando anzi spesso tra i promotori della stessa. Il dubbio è se sceglieranno di astenersi, altrimenti la legge potrò contare sui loro voti.


A Non è l’Arena, Salvini ha aperto con riserva: “ Votiamo sì a meno che ci sia il mercato delle vacche nella maggioranza”. Anche Giorgia Meloni sembra positiva sul voto, ma risponde agli attacchi del Blog dei 5S sul suo assenteismo: “Perché il M5S si mette ad attaccare frontalmente l’unico partito che ha votato la proposta dall’inizio pur essendo all’opposizione? Sono cretini o cercano di affossare la legge?”. E, sempre su Facebook, rilancia quello che è il vero dubbio su questa votazione: “Se il Pd, Leu e Italia viva fanno mancare i numeri, faranno cadere il governo?

“.

Cosa prevede la legge

Ricordiamo che la legge sul taglio dei parlamentari prevede che, a partire dalla prossima legislatura dopo l’eventuale approvazione, questi passino da 945 a 600, nello specifico un taglio di 230 deputati e di 115 senatori. Taglio anche dei membri della circoscrizione estera, che passeranno da 12 a 8, i senatori minimi eletti per regione (da 7 a 3, tranne che per Molise e Valle d’Aosta).
Secondo Luigi Di Maio, questo taglio permetterebbe di risparmiare 1 miliardo in 10 anni, da destinare principalmente in nuove scuole e Sanità.

Immagine: Camera dei Deputati