giudice tavolo

Dopo la condanna dei mesi scorsi in seguito all’epidemia da oppioidi, altri guai si stagliano all’orizzonte per il colosso Johnson & Johnson: un tribunale di Philadelphia ha condannato l’azienda a un maxi risarcimento. Si parla di 8 miliardi di dollari da corrispondere a un uomo che ha fatto causa per i presunti effetti di un antipsicotico assunto durante l’infanzia, il Risperdal. Nel processo contro la multinazionale farmaceutica, ha sostenuto di aver manifestato una ginecomastia – cioè un ingrossamento delle mammelle – proprio per via del medicinale.

Johnson & Johnson: l’antipsicotico della discordia

Poche ore fa, come riporta il New York Times, una giuria di Philadelphia si è espressa a favore di Nicholas Murray, un 26enne che aveva fatto causa alla Johnson & Johnson dopo aver maturato i sintomi di una ginecomastia.

L’accusa portata avanti contro il colosso farmaceutico, in buona sostanza, è che un antipsicotico assunto durante l’infanzia, il Risperdal, gli avrebbe provocato un ingrossamento delle mammelle.

Il verdetto è arrivato: 8 miliardi di dollari di risarcimento all’uomo, sanzione che supererebbe di gran lunga quelle finora imposte all’azienda americana tra le oltre 13mila cause in corso sugli effetti collaterali del farmaco in questione.

Le azioni legali sul Risperdal

Sono oltre 13mila le azioni legali mosse contro il colosso e riguardanti gli effetti collaterali del Risperdal, tutte con un unico pilastro d’accusa: l’azienda – secondo chi ha fatto causa – avrebbe omesso di fornire le dovute informazioni a medici e pazienti pur nella consapevolezza dei rischi derivati dall’assunzione.

Nella fattispecie, Murray ha chiamato in causa la multinazionale nel 2013, sostenendo di aver sviluppato il seno dopo l’uso dell’antipsicotico e che la casa farmaceutica avrebbe “minimizzato” i pericoli dovuti alla somministrazione, provocando così anche una minimizzazione della necessità di informare i consumatori.

L’uomo avrebbe iniziato a usare il farmaco all’età di 9 anni per il trattamento di disturbi legati all’autismo.

Secondo quanto riportato dal New York Times, i legali del 26enne, Kline e Itkin, hanno così commentato la sentenza: “Questo è un momento importante, non solo per questo contenzioso, ma per J&J, che è una società che si è persa“.

La nota dell’azienda

Attraverso il sito ufficiale della Johnson & Johnson, i vertici della multinazionale hanno diffuso una nota in cui precisano la posizione del colosso rispetto al verdetto.

Si tratta di un colpo pesantissimo per le casse del colosso farmaceutico, ma non solo: in bilico anche il nome e la credibilità di una delle realtà più potenti del settore.

In questo caso, il risarcimento è fortemente sproporzionato – si legge nella nota dell’8 ottobre scorso – (…) ed è una chiara violazione del giusto processo. Alla Società è stato impedito di presentare una difesa significativa a causa dell’esclusione delle prove chiave da parte della Corte (…). Ci muoveremo immediatamente per mettere da parte questo verdetto eccessivo e infondato“.