delfini, Taiji

Dolphin Project è un’organizzazione no-profit che si occupa del benessere e della salvaguardia dei delfini in tutto il mondo. Fondata nel 1970 da Richard O’Barry, famoso per essere stato l’addestratore dei delfini del telefilm Flipper, ha tra le sue missioni principali quella di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’annuale mattanza di cetacei che si svolge a Taiji, in Giappone.

ATTENZIONE: NELL’ARTICOLO È PRESENTE UN VIDEO CON IMMAGINI CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITÀ

La caccia al delfino

Nel piccolo paese, situato sull’isola di Honshū, esiste storicamente una florida attività legata alla caccia di questi animali, che vengono uccisi per la loro carne. Dolphin Project ha recentemente realizzato alcuni video che documentano l’uccisione dei delfini, denunciando una pratica ritenuta altamente brutale.

Nei video si vedono branchi di balene pilota, cetacei appartenenti alla famiglia dei delfini, spinti dalle imbarcazioni nelle acque più basse della baia, dove vengono intrappolati all’interno di grandi reti. Esausti, gli animali girano in cerchio, stringendosi gli uni con gli altri alla ricerca di protezione, mentre i pescatori cominciano il processo di selezione.

Al termine di questa fase, i corpi degli animali uccisi cominciano a galleggiare, compreso quello appartenente alla matriarca che guidava il branco. In un secondo video viene documentato il momento in cui alcuni esemplari cercano di nuotare verso la riva: stretti tra la parete rocciosa e le reti, i delfini provano un ultimo disperato tentativo di fuga e si gettano sugli scogli.

Sono molti, sottolinea Dolphin Project, quelli si feriscono e muoiono prima ancora di essere uccisi dai pescatori.

17mila cetacei uccisi tra il 2000 e il 2013

I video non fanno che riaprire una polemica che dura ormai da anni. Nel 2009, Louie Psihoyos realizzò un documentario intitolato The Cove, incentrato proprio sulla caccia annuale al delfino che si svolge a Taiji. Il film, che vide la partecipazione dello stesso fondatore di Dolphin Project Richard O’Barry, portò all’attenzione mondiale questo tema, vincendo anche l’Oscar come miglior documentario nel 2010.

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Secondo i dati dell’associazione, sono stati più di 17mila i cetacei uccisi a Taiji nel periodo che va dal 2000 al 2013, con una quota concessa dal governo ai pescatori di 1749 delfini per la stagione 2019/2020. Ufficialmente la cattura viene consentita per permettere al Giappone di procurarsi la carne di questi animali, storicamente importante nella dieta locale, ma non mancano altre motivazioni, come la vendita di alcuni esemplari a delfinari e parchi acquatici.

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