barca di pescatori giapponesi durante il massacro dei delfini

Come ogni anno, ha avuto inizio purtroppo la crudele mattanza dei delfini in Giappone. Nella lontana terra dove il primo luglio scorso è stata riaperta la caccia alle balene, ha avuto infatti inizio il Japan Dolphins Day 2019, una tradizione nipponica che prevede il massacro dei mammiferi marini finalizzato alla vendita e al consumo della loro carne.

Giappone: è il Japan Dolphins Day, l’inizio della mattanza

Gli animalisti si battono da decenni per porre fine ad un massacro terribile quale è la mattanza dei delfini nella baia di Taiji, tristemente battezzata anche come la “baia della morte”. Un appuntamento fisso, annuale in Giappone, che puntualmente a settembre si rinnova nella sua brutalità.

Secondo quanto diffuso dagli animalisti, in particolare quelli del gruppo ambientalista The Dolphin Project, la caccia è già iniziata e il primo settembre già 5 delfini di Risso sarebbero stati uccisi, un lento inizio di un’escalation di violenze.

Delfini massacrati nella baia di Taiji

Quello sui cui puntano gli animalisti è sottolineare la brutalità di come tutto questo avviene. I delfini puntualmente ogni anno verrebbero infatti condotti volontariamente nella baia a Sud del Paese, una strettoia senza via d’uscita e non particolarmente profonda. Per condurre i delfini nella trappola i pescatori si servono del rumore provocato dai battelli: una volta raggiunta la cava, attorno alla quale vengono piantate delle reti come recinzione, per i mammiferi non c’è più modo di sottrarsi alla violenza.

La mattanza nell’acqua che si tinge di rosso sangue

Una volta nel covo di Taiji, inizierebbe poi il massacro il cui simbolo visivo è l’acqua non più blu e cristallina ma sanguinosamente rossa. Un rito a scopo di lucro visto che dall’uccisione dei delfini si ricaverebbero poi carne destinata ad essere venduta nonostante la domanda dei consumatori sia diminuita in questi anni. Macellati sul momento tra le acque di Taiji con dei coltelli, la carne di delfino raggiunge direttamente i banchi dei commercianti e dei mercati, numerosi in loco.

Uccisi o venduti ai parchi acquatici

E se c’è qualche delfino, con molta probabilità cucciolo, che riesce a scamparla di fronte al massacro, l’alternativa è la vendita del mammifero ad un acquario o ad un parco marino rappresentando comunque non una soluzione ma la condanna ad un eguale inferno. Secondo quanto riportato dagli animalisti alla BBC News, sarebbero circa 1.700 gli esemplari di delfini cui sarebbe consentita l’uccisione da parte dei cacciatori nell’arco della stagione che da settembre si protrae fino a marzo.

Le battaglie e le petizioni degli animalisti

Oltre il massacro, l’agonia: come fanno notare numerosi animalisti nelle petizioni lanciate online, l’uccisione sarebbe ancor più vivamente brutale perché ammette l’agonia. Un delfino può impiegare infatti sino a 30 minuti prima di morire per annegamento o per soffocamento, un arco temporale gratuitamente doloroso. Sono numerosissime le proteste mosse contro il Giappone al fine di cessare questa atroce mattanza, appelli rimasti per lo più inascoltati ma che non per questo hanno smesso di esistere.

Sul sito change.org è ancora attiva la petizione lanciata da Marevivo, associazione nazionale italiana riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, Chiudiamo Taiji, la baia della morte #StopMassacroDelfini che ha già raccolto 185.297 firme a fronte delle 200.000 poste come obiettivo. La petizione è indirizzata al Primo Ministro Shinzo-Abe.

*immagine in alto. Fonte/Change.org