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Emilio Fede, condannato nel processo Ruby bis, sconterà la sua pena ai domiciliari, come stabilito dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. L’ex direttore del Tg4, a 88 anni, non è idoneo per i giudici al carcere, data la presenza di patologie che potrebbero pregiudicare la sua salute. La decisione arriva dopo la richiesta dell’avvocato di Fede, Salvatore Pino.

Emilio Fede, pena ai domiciliari: “Enorme sofferenza”

Il giornalista è stato condannato a 4 anni e 7 mesi per il Ruby bis, con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione. Emilio Fede sconterà la sua pena agli arresti domiciliari, come hanno deciso i giudici di Milano dopo l’udienza di due giorni fa.

Il carcere, infatti, “andrebbe contro il senso di umanità che deve comunque connotare l’esecuzione della pena nel rispetto della dignità della persona“, scrivono i togati del Tribunale di Sorveglianza.

La detenzione in cella comporterebbe per l’88enne “una enorme sofferenza superiore certamente a quella che inevitabilmente consegue a ogni regime detentivo“. La decisione è stata ritenuta migliore anche per lo scopo di rieducazione della pena. Respinta invece la richiesta di “differimento dell’esecuzione della pena” dei legali di Fede.

La condanna per le cene di Arcore

Emilio Fede aveva appreso con sgomento la decisione della Cassazione di confermare la condanna a 4 anni e 7 mesi per il suo ruolo svolto nell’affaire “bunga-bunga” di 8 anni fa.

Il ruolo del giornalista durante le cene di Arcore sarebbe stato definito “centrale” dal procuratore generale della Cassazione. Insieme a lui condannata a 2 anni e 10 mesi anche Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia.

L’ex direttore era indagato dalla Procura di Roma dal 2011, insieme a Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti. L’ex presidente del Consiglio è stato assolto in secondo grado, mentre Fede è stato riconosciuto non colpevole per l’accusa di induzione alla prostituzione minorile, non ritenendo i giudici che fosse a conoscenza della minore età di Karima El Mahroug.