cranio randagio

Era la mattina dell’11 ottobre 2016, quando il copro di Vittorio Bos Andrei, in arte Cranio Randagio, veniva trovato privo di vita a causa di un’overdose dopo un party. Un lutto che lasciò sgomento il mondo della musica italiana. Il giovane, lanciato dalle scuderie di X Factor, aveva inciso 4 album e un ep dalle influenze hip hop e alternative.

Una morte assurda, quella di Vittorio, che dopo 3 anni non ha ancora trovato risposte. E sua madre, Carlotta, ancora non riesce a farsene una ragione.

Nessun indagato per la sua morte

Proprio la signora Carlotta, in questi giorni, ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero.

Evidente è il suo dolore e la sua frustrazione per il fatto che l’overdose del figlio, ad oggi, non ha ancora un indagato.

L’unico indagato -ha dichiarato la madre del defunto 22enne- che rischia il processo ovvero il pusher individuato come l’uomo che avrebbe ceduto il mix letale potrebbe non arrivare mai sul banco degli imputati“. E non è finita qui. “Un’ulteriore perizia tossicologica, chiesta dal gip, porterebbe a escludere che sia stato il crack o la cocaina la droga scatenante dell’overdose perché assunta la sera prima della festa e il nuovo accertamento potrebbe condurre al proscioglimento dell’uomo per il quale la Procura aveva chiesto il processo per la cessione delle droghe e per omicidio come conseguenza di un altro reato“.

Cosa è accaduto quella notte

Tutto ciò che Carlotta vuole sapere è cosa è accaduto quella notte dell’11 ottobre di 3 anni fa. Un festicciola privata, a casa di amici, una decina. E nessuno tra loro che sappia spiegare alla polizia cosa sia successo di preciso.

A Carlotta qualcosa non quadra:Se non fosse successo qualcosa di strano -si chiede- perché dopo 3 anni il ragazzo nel cui letto è morto Vittorio e gli altri presenti non sono venuti da me a dire: ‘guarda Carlotta, non è successo niente purtroppo Vittorio è stato sfortunato, ci siamo fatti tutti e lui ci ha lasciato le penne’.

Perché non dire questo? Se non c’è niente di cui aver paura perché non parlare?” continua a domandarsi. La madre di Vittorio non riesce a spiegarsi perché su quella notte persistono ancora tanti punti oscuri. “Non sono stati in grado di gestire la situazione, erano tutti fatti e hanno lasciato morire mio figlio senza rendersene conto”. Poi il suo biasimo scivola sulle indagini e sulle negligenze, come “Esami tossicologici non svolti ai presenti quando la polizia è entrata nell’appartamento. In una casa dove c’è un morto per droga non fai niente? Vedi tutto pulito? È tutto normale?“.