Strage di Bologna

A distanza di quasi 40 anni, ci sono ancora delle ombre sulla Strage di Bologna e su altri attentati di quel periodo. Adesso, nuove rivelazioni su alcuni passaporti cileni, potrebbero riaprire la pista palestinese dell’indagine.

La lettera dello 007 italiano

Per la Strage di Bologna del 2 agosto 1980 sono stati condannati alcuni membri dei NAR. Tuttavia, per qualche tempo c’è stata anche una pista che portava al Fronte Popolare della Liberazione della Palestina. Già pochi mesi fa, due note segrete del Sismi rivelarono di possibili minacce del Fplp in Italia, forse scongiurate da un accordo denominato “Lodo Moro”. Il presidente dell’associazione delle vittime Paolo Bolognesi ha sempre negato queste ipotesi: “La cosiddetta pista palestinese è un insieme di carte e di ipotesi che non hanno neanche la dignità della pista”.


Nuove rivelazioni raccolte da Adnkronos, tuttavia, potrebbero far luce sulla vicenda, grazie ad una lettera che lo 007 italiano Silvano Russomanno scrisse nel gennaio del 1976. Il periodo è quello dell’attentato all’oleodotto di Trieste e molti sono gli elementi che fanno riaprire la pista palestinese per la Stage di Bologna.

Il filo comune tra gli attentati

La lettera, contenuta nel libro “Il grande fuoco: 4 agosto 1971, l’attentato all’oleodotto di Trieste” del giornalista Giuliano Sadar, mette in luce come l’Italia fosse a conoscenza di una matrice medio-orientale comune dietro diversi episodi.

Questo filo comune è rappresentato da uno stock di passaporti falsi, tutti cileni ed emessi con numeri di serie vicini dalla città di Quillota.

Il primo di questo eventi è l’arresto di due sedicenti iraniani, Shirazi e Mirzada, nella sala arrivi dell’aeroporto di Fiumicino, il 4 aprile 1973 e in possesso di alcune bombe a mano e di altre armi. A questo segue il fallito attentato del 1974 al volo Twa: durante uno scalo a Fiumicino, una valigia, scoperta poi dotata di detonatore, prese fuoco; la valigia apparteneva a un sedicente cileno, Jose Mario Aveneda Garcia, il cui passaporto era stato rilasciato a Quillota.

Pochi giorni dopo, nel settembre 1976, un volo Twa subì un attentato al largo di Corfù e morirono 88 persone.

A questo punto il filo si sposta in Svezia. Dopo che le autorità diramarono le ricerche per Aveneda Garcia, dalla Svezia fecero sapere che un certo Eduardo Hernandez Torres aveva chiesto asilo politico in quel paese. Il vero nome dell’uomo, tuttavia, era Michel Archamides Doxi: un giordano appartenente al Fplp. Il passaporto falso di Doxi era cileno e, ancora una volta, rilasciato a Quillota.

Il transito in Italia

Nella lettera di Russomanno, quindi, riporta il racconto di Doxi: l’uomo sarebbe arrivato a Bari nel 1973 con la turbonave Ausonia, con un passaporto falso honduregno e in compagnia di altre due donne. Queste due erano la libanese Maha Abu Halil e, dice Doxi, un’italiana di nome Rita.
Proprio questo ultimo nome potrebbe essere il trait d’union di tutta la faccenda. Rita Porena era una giornalista italiana in contatto col capocentro del Sismi di stanza a Beirut, Stefano Giovannone, e alcuni membri del Fplp. La donna denunciò lo smarrimento del passaporto, ma Russomanno scrive: “Il primo passaporto della Porena, ci si potrebbe scommettere, è oggi in tasca a qualche feddayn, maschio o femmina che sia”.

Doxi raccontò che il Fplp istruì questa Rita a portare armi in Europa tramite l’Italia. Era comune infatti che a fare questo lavoro fossero delle donne, meno tenute in considerazione dalla sicurezza. Doxi si ritrovò poi in Svizzera e avrebbe dovuto organizzare un attentato, ma si consegnò all’Ambasciata Israeliana e chiese poi asilo politico in Svezia. Spuntò poi fuori un possibile attentato vendicativo a sue spese, organizzato dal terrorista venezuelo-palestinese Carlos lo Sciacallo. Questo era solito viaggiare con passaporti falsi, alcuni rilasciati a Quillota.

L’hotel della Stazione di Bologna

Questo intrigo internazionale che abbraccia un intero decennio, riporta la storia alla Strage di Bologna del 1980. Tra questi 6 passaporti falsi, infatti, uno venne utilizzato nell’hotel Milano Excelsior, di fronte alla stazione di Bologna, nei giorni precedenti all’attentato. Il passaporto apparteneva a una certa Juanita Jaramillo, era cileno ma le autorità del paese fecero sapere che il numero risultata falso.

Le domande, a questo punto, sono tantissime, ma il quadro sembra chiaro: negli anni ‘70, molti espontenti del Fplp, tra cui il terrorista Carlos lo Sciacallo, utilizzavano passaporti falsi rilasciati dalla città di Quillota, in Cile; questi passaporti furono utilizzati anche in Italia da terroristi che trafficavano armi e organizzavano attentati; tra questi, l’italiana Rita Porena, secondo un pentito addestrata dal Fplp; una donna ha utilizzato uno di questi passaporti falsi presso la Stazione di Bologna pochi giorni prima dell’attentato.

La richiesta di indagine parlamentare

Su questo tema, a seguito delle continue rivelazioni emerse nei giorni scorsi, il gruppo parlamentare “2 agosto” ha chiesto che venga aperta un’indagine e che i documenti vengano desecretati: “È necessaria una Commissione parlamentare di inchiesta sulle connessioni del terrorismo interno e internazionale con la strage di Bologna del 2 agosto 1980”, hanno dichiarato i parlamentari, esigendo immediata chiarezza.

Fondamentale, insomma, è capire se ai tempi le autorità e l’intelligence italiana avessero investigato su una questione ben nota, come testimonia la lettera di Silvano Russomanno di 4 anni prima. Una pagina nera della nostra storia che sembra pronta per un nuovo triste capitolo.

Immagine: AFP / Getty Images