strage di bologna

Sabato 2 agosto 1980, ore 10:25, stazione ferroviaria di Bologna Centrale. 85 persone restano uccise e oltre 200 ferite in uno dei più terribili attentati della storia d’Italia, consegnato alle cronache come la ‘strage di Bologna’. Il bilancio, però, secondo quanto battuto da Adnkronos, potrebbe aggiornarsi a 86 morti. È la notizia che irrompe dopo che il test del Dna avrebbe escluso che i resti attribuiti a Maria Fresu, morta quel giorno, siano realmente suoi. Così avanza una pesante domanda: che fine ha fatto il corpo della donna? C’è un’altra vittima sfuggita al drammatico elenco di sangue?

Il giallo sui resti di Maria Fresu

Il cadavere di Maria Fresu, vittima sarda della strage di Bologna, sarebbe scomparso.

A rilanciare la prepotente ipotesi di una vittima numero 86 è Adnkronos, che ha diffuso la notizia sull’esito della perizia del Dna disposta nell’ambito del processo a Gilberto Cavallini, ex elemento del gruppo terroristico dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari).

I resti attribuiti alla donna sarda – originaria di Nughedu San Nicolò (Sassari) da tempo in Toscana – non sarebbero suoi. Quel maledetto 2 agosto si trovava alla stazione di Bologna con la sua bambina di 3 anni e due amiche, una delle quali morta con madre e figlia.

La superstite disse che, al momento dell’esplosione, tutte erano vicine. Del corpo, però, sembrò subito non essere rimasto nulla se non qualche frammento di volto.

Resti che, per esclusione – poiché non risultarono ‘mancanti’ in nessuna delle altre salme – furono proprio attribuiti alla Fresu. L’esame del Dna, condotto in seguito alla riesumazione del 25 marzo scorso, a 39 anni dall’attentato, avrebbe però demolito questa ricostruzione.

Il giallo della vittima non identificata

Questo clamoroso risultato rimetterebbe in discussione parecchie cose sui fatti del 2 agosto 1980. Prima fra tutte la presenza di una presunta vittima non identificata oltre le 85 persone ufficialmente morte quel giorno.

Il bilancio, quindi, sarebbe da ritoccare al rialzo con l’aggiunta di un nome che resta nel limbo dell’ignoto. Nessuno ha mai reclamato il corpo, e si apre così un potentissimo interrogativo: a chi appartengono i reperti organici sepolti nella tomba di Montespertoli (Firenze) che reca il nome di Maria Fresu?

Quel lembo facciale, uno scalpo, un frammento di dita della mano destra e di mandibola, riporta Adnkronos, all’esito dell’esame condotto dalla biologa forense Elena Pilli sono risultati incompatibili con il Dna del fratello e della sorella della 24enne sarda.

L’importanza della perizia

La perizia disposta dalla Corte d’Assise di Bologna – nell’ambito del processo a carico dell’ex terrorista Gilberto Cavallini, accusato di concorso nella strage – sembra così ricalcare l’ombra di una vittima numero 86 che, secondo una delle tesi avanzate dalle difese degli ex Nar condannati in via definitiva Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, potrebbe aver ricoperto un ruolo attivo nei fatti (addirittura trasportando l’ordigno).

Un attentatore misterioso che potrebbero persino ricondurre alla famosa ‘pista palestinese’ come matrice della strage. Il perito esperto di esplosivi incaricato dal Tribunale, Danilo Coppe, aveva ritenuto non plausibile la circostanza di una simile disintegrazione del cadavere, anche alla luce della non trascurabile distanza tra il luogo in cui la Fresu si sarebbe trovata con le amiche e la figlia e quello della detonazione.

*immagine in alto: fonte/Wikipedia