ospedale pediatrico giovanni xxxiii bari

La piccola Zaray Tatiana Coratella Gadaleta avrebbe dovuto sottoporsi a quella che sembrava essere un’operazione “semplice”: la riduzione di una frattura al femore. In quella stanza chirurgica dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari però, la 12enne ha trovato la morte. Uccisa da un’ipertermia maligna, una rara infiammazione, la sua famiglia ha combattuto fin da subito per portare alla luce la verità.

Il giallo del farmaco salvavita

Il sospetto e il giallo: in sala operatoria era presente il farmaco salvavita, il Dantrium? Una domanda che è balenata nella mente dei genitori della 12enne. Il padre, parlando a Il Corriere della Sera nel 2018 aveva mosso il sospetto chiedendo di poter visionare i registri della farmacia.

Poi la revisione della cartella clinica della stessa ragazza e il Dantrium risultava esserci ma solamente in rianimazione, quando ormai sarebbe stato troppo tardi per poter intervenire con esito positivo.

La relazione di una specializzanda

Sempre nel 2018 poi, la relazione di una delle specializzande che si sarebbe trovata nella sala operatoria di Zaray. La ragazza, come aveva portato anche poi in luce la relazione redatta dalla commissione d’inchiesta, si sarebbe accorta dell’improvviso ed eccessivo innalzamento della temperatura corporea della 12enne toccandole la testa e chiesto di utilizzare il Dantrium si sarebbe sentita rispondere che questo farmaco non c’era.

Sembrava che il farmaco in questione fosse stato tolto dalla stanza dei farmaci perché le confezioni presenti risultavano scadute e non sarebbero mai state introdotte di nuove.

Il termometro malfunzionante

Ma il sospetto sul Dantrium non era il solo: secondo quanto portato il luce nel 2018 sempre dalla medesima specializzanda, a mancare nella stanza sarebbe stato anche un termometro funzionante che la ragazza avrebbe chiesto prima di sentirsi dire di abbandonare la sala. In contraddizione con la testimonianza della specializzanda però, il Dantrium è sempre risultato come “farmaco somministrato” sulla cartella clinica della 12enne.

La famiglia di Zaray in attesa del risarcimento

Di oggi, a distanza di quasi 2 anni da quell’intervento che è costato la vita a Zaray, la conclusione della consulenza medico-legale che è stata depositata sul caso nei giorni scorsi e che era stata richiesta dal Tribunale Civile di Bari e riportata da TgCom24. Secondo quanto emerso, la mancanza del Dantrium e la mancanza di un termometro funzionante avrebbero contribuito ad aggravare le condizioni cliniche della paziente 12enne in qualità di “deficit organizzativi dell’azienda“.

Si rimane in attesa di sapere, a fronte anche di questa relazione, a quanto ammonterà il risarcimento che stabiliranno i giudici e che l’azienda dovrà dare alla famiglia della 12enne. Vincenzo De Renzo intanto, l’anestesista implicato nel procedimento penale per omicidio colposo, attraverso il legale ha chiesto di poter patteggiare la pena a 14 mesi. Diversa invece la posizione del primario del reparto di Anestesia e Rianimazione del Giovanni XXIII di Bari, Leonardo Milella: l’ipotesi più caldeggiata vede la richiesta di rinvio a giudizio.