Beppe Grillo

Mentre ci si interroga sul far votare i 16enni, Beppe Grillo lancia un’altra proposta: togliere il voto agli anziani. L’idea è solo in parte una provocazione e Grillo la definisce “non discriminante”.

Il post sul suo blog

Lo scenario del dibattito è il blog di Beppe Grillo, dove è apparso questo post dal titoloSe togliessimo il diritto di voto agli anziani?”. Letta così, è chiaramente una provocazione che va a inserirsi nel dibattito sull’allargamento del voto ai più giovani. Grillo, in realtà, parte citando Douglas J. Stewart: “Il voto non dovrebbe essere un privilegio perpetuo, ma una partecipazione al continuo destino della comunità politica” si legge nell’incipit.


Una proposta che, sottolinea Grillo, è già stata rilanciata dall’economista belga Philippe van Parijs, il quale sostiene che bisognerebbe togliere il diritto di voto agli anziani. Tutto questo per garantire una “democrazia più efficace quale garanzia di giustizia sociale”. La tesi portata avanti è che, con l’avanzare dell’età, ci si interessi sempre meno del futuro sociale e si tenda a curare più il proprio interesse e status quo, a discapito delle nuove correnti di pensiero e costumi sociali.
Se un 15enne non può prendere una decisione per il proprio futuro, perchè può farlo chi questo futuro non lo vedrà?”, si legge nel post di Grillo.

I dati sull’anzianità e il voto

A questo punto Grillo parte coi numeri. 13 milioni le persone oltre i 65 anni in Italia, quasi 20 mila i centenari. I dati riportati, tuttavia, allargano la questione anche al resto del mondo, a sostegno della tesi iniziale. Gli over 65 di Stati Uniti e Regno Unito hanno il doppio della possibilità di essere contro i matrimoni gay, la marijuana e pro-Brexit ed elettori di Trump. Quasi il 50% inoltre, pensa che gli immigrati abbiano un impatto negativo sulla società, ma anche un certo disinteresse a salvaguardare il clima.


Tornando in Italia, Grillo riporta che secondo l’ISTAT “dopo i 65 anni 1 persona su 5 non si interessa di politica e non ne parla mai”, dato che sale a 1 su 3 dopo i 75 anni. Una carrellata di dati per finire poi sullo stesso concetto: “le decisioni prese dalle generazioni più anziane influenzano gli interessi delle generazioni più giovani e non ancora nate”.

Non sarebbe discriminazione

Anticipando ovviamente le polemiche, Grillo si pone poi il problema dell’equità di questa proposta. Molti parleranno naturalmente di discriminazione, ma Grillo sottolinea: “Tutti, alla fine, diventiamo anziani. Quindi non c’è ingiustizia”. Per esserci discriminazione, dice, bisogna ci sia un trattamento diverso per un gruppo di persone, mentre è inevitabile che prima o poi tutti verremo influenzati da questa perdita del diritto di voto. Grillo suggerisce inoltre un preavviso di 5 anni, così che “anche gli anziani di oggi non si sentirebbero messi in castigo”.
Tutta la questione, si legge nel post, è pensata per le generazioni che non sono ancora nate, affinché non siano influenzate da chi che ha interesse nel futuro sociale, economico e politico. Una proposta per “migliorare il loro destino spostando il potere decisionale verso chi tra noi dovrà interagire con loro”.

Immagine. Niccolò Caranti (Wikipedia)