Barbara D'Urso e Alberto Dandolo

Si fa sempre più avvincente la querelle di Barbara D’Urso contro un giornalista presunto gestore, fino a poco tempo fa, di un suo profilo fake. Poco dopo l’esplosione del caso, l’account in questione, reo d’aver pubblicato contenuti offensivi, fasulli e lesivi dell’immagine di Carmelita, è stato prontamente cancellato.

Nel frattempo nella vicenda si è sentito chiamato in causa Alberto Dandolo, che ha voluto fare chiarezza sull’accaduto, per il quale è stato indagato. E se fino ad ora l’entourage della D’Urso non ha rilasciato alcuna sorta di informazione sui sospetti nutriti sul possibile responsabile, adesso ha deciso di scendere in dettagli con un comunicato stampa.

Dandolo, in sua difesa

Facciamo un piccolo riepilogo di quanto accaduto. Rese note le intenzioni della conduttrice, pronta a procedere per vie legali, si è fatto avanti il giornalista di Dagospia, Alberto Dandolo. Quest’ultimo ha informato i suoi lettori e follower di essere stato individuato come gestore del profilo fake, dunque colpevole e responsabile. Dandolo, tuttavia, non è intervenuto con una confessione, bensì con un’autodifesa.

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PARTE 1 SGOOOOOPPP @BARBARACARMELITADIURTO Per chi fa il mio lavoro arrivare a dare per primo una notizia e' non solo una bella soddisfazione ma è anche, per lo meno per me, un piacere quasi fisico. Sulla notizia che vi sto per comunicare non potevo arrivare secondo. Giornalisticamente non me lo sarei mai perdonato. Ma in primis non lo avrei accettato umanamente. Perché per lavoro io scrivo della vita della gente. Quello che vale per loro io lo devo applicare prima di tutto a me stesso. E' una questione di dignita', trasparenza e rispetto verso il mio vero editore :il lettore. Io se avessi avuto in mano questa comunizione giudiziaria riferita a una persona pubbica io ne avrei scritto, proprio come mi appresto a fare ora. Eh si, perché la notizia riguarda proprio il sottoscritto e il suo presunti coinvolgimento in un procedimento giudiziario relativo ad un profilo instagram che si chiamava @barbaracarmelitadurto Vi scrissi già qualche tempo fa che fui interrogato a lungo dalla Polizia Postale. Ma la notizia del giorno è che in questi mesi sono stato indagato e che qualche giorno fa si sono pure chiuse le suddette indagini. Ovviamente io vorrei dirvi e darvi tanti dettagli che non posso rendere noti per opportunita' legali. Ma vi giuro su ciò che ho di più caro che TUTTI, e dico TUTTI, gli atti che la legge mi permetterà di pubblicare li pubblicherò qualora sciaguratamente dovessi essere processato. Ieri ho ritirato alla Polizia Postale la notifica di comunicazione fine indagini e ho scoperto che sono stato indagato per stalking contro la signora Maria Carmela D' Urso. Solo da questo momento il mio avvocato avrà accesso agli atti. Una volta letti, scriveremo una memoria difensiva in cui dovrò far maturare al Pm la certezza di non essere uno stalker informatico seriale della signora Maria Carmela. Un persecutore ossessionato da lei a tal punto da creare molteplici profili fake con i quali stalkerizzarla, compromettendone la sua salute fisica e i suoi equilibri psichici. (LEGGETE LA PARTE ORIGINALE IN FOTO). POI LE STRADE SONO 2 : O SI ARCHIVIA LA MIA POSIZIONE O MI SI RINVIA A GIUDIZIO. In quest'ultimo caso divento IMPUTATO.

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Il giornalista ha infatti dichiarato di essere stato lui ha segnalare alla Polizia Postale la cosa. Ma soprattutto Dandolo ha anche affermato di essere a conoscenza dell’identità che si celava dietro il profilo incriminato carmelitadurto.

Secondo lui si tratterebbe di un ragazzo sardo.

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PARTE 2 SGOOOOOOPPPP @BARBARACARMELITADIURTO In questo momento preciso non sono niente. Sono come il ciuffo di Malgioglio nella fase della decolorazione. Quella che precede la tanto famosa tinta bianco virginale. Ecco il fulcro, anzi il CUORE, del documento ritirato in cui mi viene comunicato la ragione per cui io sono stato indagato. E come me anche la persona che ha creato e gestito quel profilo : "Indagati per il seguente reato: reato p. e p. dagli artt. 110, 612 bis 2° comma c.p. perché, in concorso tra loro, con condotte reiterate, ed in special modo mediante la creazione di profili social-Instagram a lei apparentemente riferibili, molestavano e minacciavano Maria Carmela D'Urso, in modo da cagionare nella medesima un perdurante e grave stato d'ansia e di paura. In Milano, dal febbraio 2018 al 13 marzo 2019. Fatto aggravato perché commesso mediante strumenti informatici e telematici. " Vi devo confessare che stasera prevale nettamente l'orgasmo mentale del giornalista che ha dato per primo la notizia rispetto alla incazzatura dell'uomo che, bene o male che vada sta vicenda, dovrà costringere il proprio tempo, che tra i doni della vita e'più prezioso, a essere occupato tra avvocati e aule di Tribunali. A proposito, il mio è un avvocato di quelli super strong : il mitologico Matteo Uslenghi, che peraltro e' un mio amico vero. Ed essendo pure un avvocato di quelli con le contropalle sono certo che non mi farà condividere ad Opera la cella con Furbizio Corona. Ah, per fortuna avendo un regolare contratto di lavoro potro' accendere un prestito con una delle Finanziarie ultra pop che abbiamo qui a Viake Monza per spese che non avevo previsto . Come finirà questa "ficZion"? AH, SAPERLO.. 😂❤️

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Il comunicato di LaPresse

Delle parole di Dandolo non sembra convincere LaPresse, agenzia che gestisce l’immagine e la comunicazione di Barbara D’Urso. Così in questi giorni l’agenzia ha preso la parola. Nel comunicato emesso vengono messi in evidenza alcuni dettagli della vicenda, fino ad adesso taciuti.

Basterebbe guardare il verbale delle sommarie informazioni rese da Alberto Dandolo” comincia il comunicato stampa di La Presse. “Per rendersi conto che egli non ha affatto “fornito spontaneamente” le generalità dell’autore del profilo Instagram denunciato da Barbara d’Urso“. Poi prosegue: “Ma che invece – dopo insostenibili contraddizioni e tentennamenti, messo alle strette dagli elementi di prova raccolti nei suoi confronti dalla Polizia Postale – ha dovuto “obtorto collo” cedere alla evidenza dei fatti ormai resa incontrovertibile“.

E ancora: “Ha così ammesso non solo di conoscere il titolare formale del profilo Instagram, ma anche di essere in contatto con lui almeno sin dal febbraio 2018 con riguardo al predetto profilo“.

La conclusione del comunicato

Lo scritto diffuso da LaPresses assume i toni di un’arringa.Non corrisponde poi al vero che il sito avesse solo contenuti giocosi e di presa in giro, poiché è evidente a tutti (e soprattutto ad un sito serio come Dagospia) che né la Polizia Postale, né tanto meno un Pubblico Ministero avrebbero ipotizzato il grave reato di stalking in assenza dei relativi presupposti di fatto. La stessa Polizia Postale e lo stesso Magistrato neppure avrebbero accusato Dandolo di concorso nel predetto grave reato, se davvero, come egli invece sostiene, si fosse limitato solo a scambiare un paio di tweet con il titolare formale del profilo”.

Infine concludono: “Comprendiamo, ovviamente, che egli ora abbia l’esigenza di difendersi. E dunque non intendiamo aggiungere altro a riguardo.Ci auspichiamo che dopo questa nostra, il giornalista Alberto Dandolo interrompa le sue esternazioni sulla nostra assistita“.