bisturi in sala operatoria

Un primario ortopedico del ‘Fatebenefratelli’ di Benevento risulterebbe indagato per truffa, corruzione e riciclaggio: secondo l’accusa, avrebbe impiantato protesi ortopediche anche quando non necessarie. Come lui, sarebbero finiti nel registro degli indagati 2 soci di un’azienda fornitrice di protesi con sede a Napoli. Stando a quanto riportato dall’Ansa, la Guardia di Finanza avrebbe condotto perquisizioni domiciliari e presso lo stesso nosocomio: nel mirino dell’inchiesta un preciso tipo di intervento.

Primario indagato a Benevento

Truffa, corruzione e riciclaggio: sono queste le ipotesi di reato nel fascicolo d’indagine aperto a carico di un primario ortopedico dell’ospedale ‘Fatebenefratelli’ di Benevento. Secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbero indagati anche 2 soci di un’azienda fornitrice di protesi ortopediche.

Tra le ipotesi quella che le protesi all’anca – i cui costi venivano rimborsati dalla Asl – venissero impiantate anche in assenza di necessità. Il blitz della Guardia di Finanza sarebbe scattato con una serie di perquisizioni presso le abitazioni degli indagati.

Perquisizioni delle Fiamme gialle

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino, le Fiamme gialle avrebbero provveduto a perquisizioni anche all’interno degli uffici del ‘Fatebenefratelli’ e dell’azienda fornitrice, oltre che in alcuni studi privati.

Nel corso delle operazioni della Guardia di Finanza sarebbero stati sequestrati documenti e cartelle cliniche utili a ricostruire le attività di intervento per impianto di protesi all’anca condotte presso il reparto di Ortopedia.

Secondo gli inquirenti, che stanno vagliando la posizione dei 3 indagati, alcuni interventi potrebbero essere stati effettuati anche se non necessari. Dall’ospedale, secondo quanto riferito da Il Mattino, nessun commento sulla vicenda, in attesa degli sviluppi di tutti gli accertamenti in corso da parte della magistratura.

Poche ore prima, la notizia di un’altra indagine che coinvolgerebbe 15 medici di un ospedale di Roma. Tra le ipotesi dell’accusa, quella che alcuni interventi di chirurgia estetica siano stati spacciati per operazioni di natura terapeutica necessari per il trattamento di patologie tumorali.

Malattie che potrebbero essere state inesistenti in almeno 12 casi sospetti, ora al vaglio della Procura.