strage capaci

Una nuova, sconvolgente notizia trapelata potrebbe sconvolgere le cose nell’ambito del processo d’appello bis per la strage di Capaci.

La testimonianza di un collaboratore di giustizia rivelerebbe infatti che una delle persone coinvolte nella preparazione dell’attentato di Capaci era un poliziotto ed ebbe un ruolo fondamentale nella morte di Giovanni Falcone, sua moglie e la loro scorta.

Il poliziotto avrebbe sistemato l’esplosivo

Pietro raggio è stato uno dei componenti del clan mafioso Caltanissetta, ma anche agente di polizia penitenziaria. Oggi, è un collaboratore di giustizia le cui informazioni sono state già usate in passato e nell’ambito del processo d’appello bis sulla strage di Capaci.

A giugno scorso, Riggio ha fatto una nuova rivelazione: tra coloro che hanno organizzato la strage ci sarebbe anche un ex poliziotto, chiamato “Il Turco”, che avrebbe raccontato di aver preso parte al posizionamento dell’esplosivo. Nello specifico, si sarebbe occupato di mettere l’esplosivo nel canale di scolo.

Informazioni mai rivelate prima

A chi ha chiesto a Riggio perché non rivelare prima tali informazioni lui ha risposto che non se la sentiva per la delicatezza dei fatti e che invece adesso i tempi sarebbero “maturi”. In qualche modo, comunque, la testimonianza è stata ritenuta degna d’attenzione perché la Procura nazionale ha deciso di invocare una riunione, coinvolgendo le procure di Palermo, Catania, Reggio Calabria, Catania e Firenze.

La testimonianza è anche stata depositata agli atti del processo.

La strage di Capaci: sdegno pubblico, gioia tra i mafiosi

Il 23 maggio 1992, mentre le 3 auto contenenti il giudice Falcone, sua moglie e la loro scorta stavano passando sull’autostrada Palermo-Capaci, quando una violentissima esplosione fece saltare in aria i due veicoli. Quando i soccorsi arrivarono sul posto trovarono, feriti ma vivi, gli agenti che erano sulla terza auto: nella seconda auto si trovavano il giudice Falcone e la moglie. I due, che non indossavano cinture, furono sbalzati fuori dall’abitacolo e furono trovati in gravi condizioni: morirono dopo alcune ore in ospedale.

Gli agenti che si trovavano nella prima auto, investita in pieno dall’esplosone, morirono sul colpo.

Al carcere dell’Ucciardone, carcere dove si trovavano diversi componenti e capi dei clan mafiosi, la notizia della strage fu accolta da gioia e festeggiamenti.