Vincenzo Caradonna e Angela Stefani

Dopo la svolta nel giallo di Angela Stefani – con l’arresto dell’ex compagno, Vincenzo Caradonna – emergono dettagli inquietanti sul profilo dell’uomo che, secondo la Procura, avrebbe ucciso la donna scomparsa nel gennaio scorso a Salemi (Trapani) e mai più ritrovata. A riportarli è Adnkronos, secondo cui alcune intercettazioni in mano agli inquirenti restituirebbero il ritratto di un carattere violento e incline all’offesa. Alcune donne, tra cui alcune ex compagne dell’indagato (in carcere con l’accusa di omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere e detenzione di ordigni esplosivi), avrebbero subito maltrattamenti mai denunciati.

La posizione di Vincenzo Caradonna

Vincenzo Caradonna, indagato da mesi nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa dell’ex compagna Angela Stefani, è finito in manette con le accuse di omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere e detenzione di ordigni esplosivi.

Per mesi il suo volto è stato al centro di servizi televisivi sul giallo della 48enne emiliana trapiantata nel Trapanese che, secondo gli inquirenti, avrebbe massacrato con almeno 6 coltellate nella loro casa per poi disfarsi del corpo.

Per mesi ha negato ogni responsabilità nella vicenda, ma la Procura di Marsala ha imboccato un binario opposto in seguito al ritrovamento di tracce di sangue della Stefani in casa.

Le attività investigative del Ris di Messina hanno permesso di mettere a fuoco un primo quadro di elementi poi sfociati nell’ordinanza di custodia cautelare a suo carico, emessa dal gip il 23 ottobre scorso.

Nel provvedimento, secondo quanto riportato da Adnkronos, ci sarebbero molti altri tasselli utili a tracciare un perimetro degno di attenzione intorno al Caradonna.

Intercettazioni e testimonianze choc

Avrebbero subito atroci condotte, gran parte delle quali mai denunciate per paura di un’ulteriore escalation di violenze. Si tratterebbe di almeno 5 donne – secondo quanto riportato da Adnkronos – entrate in contatto con il 47enne Vincenzo Caradonna e finite in un vortice di orrori cristallizzato in testimonianze e intercettazioni ora al vaglio degli inquirenti.

Intorno alla loro esistenza – 4 ex compagne e un’anziana a cui avrebbe fatto da badante, poi deceduta nel 2010 – si sarebbe addensato un silenzio gravido di terribili segreti.

Una delle presunte vittime avrebbe dichiarato di essere stata quasi strangolata con un cavo elettrico, un’altra di essere stata massacrata di botte quotidianamente. Ma sarebbero soltanto alcune delle vicende all’attenzione della Procura.

Nell’ordinanza di custodia cautelare il contenuto degli interrogatori di alcune di loro, in cui si parla di testate, pugni, schiaffi, calci e di un tessuto di condotte violente messo in atto fin dalla sua adolescenza. Stando a queste versioni, Caradonna avrebbe attentato alla vita di alcune sue ex.

Subito dopo la scomparsa di Angela Stefani, la macchina investigativa si è attivata per sondare il vissuto, presente e passato, dei protagonisti di questa storia, Vincenzo Caradonna in testa. Non è apparso mai troppo ‘preoccupato’ per l’assenza prolungata della 48enne, e per questo la sua ‘distanza emotiva’ da quella che sarebbe stata una fisiologica apprensione è stata capace di alimentare una moltitudine di interrogativi.

Le donne con cui avrebbe intrattenuto rapporti sentimentali, fino a 20 anni prima dell’arresto per il caso Stefani, avrebbero subito in silenzio sotto i colpi della sua furia. A una di loro avrebbe anche puntato un coltello alla gola.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, Caradonna avrebbe usato lo stesso spettro di violenze ai danni dell’anziana a cui faceva da badante (e che gli avrebbe lasciato la casa in eredità). La donna non avrebbe mai potuto reagire perché gravemente malata, ma ci sarebbero alcuni referti medici a supporto dell’agghiacciante ricostruzione.

Seguendo questo sinistro scenario, secondo gli inquirenti l’uomo avrebbe ucciso Angela Stefani lo stesso giorno della sua scomparsa, il 21 gennaio scorso. Colpita con almeno 6 fendenti, secondo la ricostruzione del Ris effettuata sulla base delle tracce ematiche della vittima isolate all’interno dell’abitazione in cui vivevano.