angela alberto

Alberto Angela è certamente uno dei personaggi televisivi più amati del momento. Dopo il suo schiacciante successo con Ulisse… Il piacere della scoperta, non ha rifiutato qualche interessante invito in alcuni salottini Rai, come quello di Francesca Fialdini, conduttrice di Da Noi… A Ruota Libera.

Grande divulgatore e magnetico narratore di storie e antiche civiltà, con la Fialdini ha fatto un’eccezione e ha voluto raccontare se stesso e la “stirpe” degli Angela. “Che cosa hanno di particolare?” si è domandata Fialdini. E Alberto le ha risposto con molta sincerità: “Niente di speciale -comincia Alberto- semplicemente siamo curiosi“.

Il nonno che non ha mai conosciuto

La domanda della Fialdini è stato per Alberto l’input per raccontare di una figura della famiglia Angela di cui si sa poco, il nonno Carlo, medico antifascista.

Purtroppo Alberto non ha avuto la fortuna di conoscerlo, perché morì quando il padre Piero aveva solo 21 anni.

Tuttavia negli anni gli è pervenuto un ritratto eroico del nonno Carlo Angela. “Mio nonno è stato una grande figura, molto molto coraggiosa” comincia il divulgatore. “Non so oggi quanti sarebbero in grado di rischiare quello che ha rischiato per degli ideali… per dei valori, che poi se guardiamo sono valori fondanti, di base di qualunque comunità“.

Poi prosegue: “Io non ho mai conosciuto mio nonno, è mancato prima che io nascessi quando mio papà aveva 21 anni. Io l’ho conosciuto in un modo abbastanza curioso, sapevo che era un professore, ma non conoscevo la sua vita“.

Un eroe raccontato nei libri

Le gesta di nonno Carlo gli sono pervenute dai racconti che poi sono diventati libri. Alberto racconta infatti che il nonno rischiò tutto, nella prima metà del secolo, per salvare diversi ebrei.

È vero, non ha conosciuto la sua vita, ma qualcuno è riuscito a tratteggiare alla perfezione la figura di suo nonno, che è quasi come se l’avesse conosciuto.

Poi è successo questo: lui aveva salvato e protetto degli ebrei nella sua clinica. Fra questi c’era una coppia che mio papà ricorda molto bene. Questa coppia salvata ha avuto una figlia che a un certo punto, quando sono mancati tutte e due, ha trovato in un cassetto un rotolino con il diario della loro permanenza in questa clinica e ne ha fatto un libro“. Così conclude Alberto Angela: “Li ho ritrovato mio nonno, la descrizione di mio nonno che non conoscevo e soprattutto questo suo volto perché non se ne parlava in famiglia. Credo che sia una cosa tipica di chiunque abbia fatto delle gesta come le sue: non si racconta…è stato fatto e basta perché bisognava farlo“.