un prete dietro all'altare

Un prete cattolico di 32 anni è finito in manette nella provincia di Manchester. Il merito di averlo incastrato è di un poliziotto sotto copertura. Questi si sarebbe finto anch’egli pedofilo per stanare il presunto predatore sessuale. In una chat, avrebbe promesso al prete di fargli abusare il figlio (inventato) di 2 anni. Le prove, fra cui numerosi messaggi e materiale pornografico, hanno portato all’arresto lo scorso 26 settembre.

Prete incastrato dalle chat con il poliziotto

Padre Matthew Jolley, 32enne di Warrington, era stato ordinato prete nel 2015 dall’Arcidiocesi di Liverpool ed inviato alla parrocchia di Widnes (Cheshire). Poco dopo il ritorno in Inghilterra dal Belgio, lo scorso settembre, la polizia lo ha arrestato.

Padre Jolley avrebbe dovuto trasferirsi a Roma per 2 anni di studio questo ottobre.

Secondo quanto ricostruito dalla BBC, la conversazione con l’agente sotto copertura, fintosi un bisessuale pedofilo di 36 anni, comincia quando il prete è in Belgio. I primi contatti sarebbero avvenuti sull’app di incontri Grindr, per poi spostarsi sulle altre app Kik Messenger ed infine su Wricr. L’agente, per attirare il presunto pedofilo nella sua trappola, gli avrebbe promesso un incontro con suo figlio (inventato) di 2 anni. Il prete avrebbe accettato di buon grado, sottolineando il suo interesse sessuale per i bambini di entrambi i sessi, senza limiti di età “a patto che siano carini”, specifica il Liverpool Echo.

L’arresto del prete durante il finto incontro

Durante la conversazione in chat, Jolley avrebbe perfino confessato la perversione di “condividere” sessualmente il bambino con suo padre. Ma quando il 26 settembre Jolley si è presentato a Hale (Manchester), sul luogo stabilito per l’incontro, l’agente ha rivelato la sua vera identità.

Il prete avrebbe cercato di fuggire, inutilmente. Il poliziotto l’ha arrestato seduta stante. Dopo aver esaminato le prove schiaccianti (messaggi sconci e foto pornografiche), il 25 ottobre la Corte di Liverpool ha condannato Jolley a 3 anni e 4 mesi di reclusione.

Davanti alla Corte Jolley si è dichiarato colpevole di aver organizzato l’incontro per abusare sessualmente del bambino (non sapendo fosse fittizio). L’Arcidiocesi di Liverpool, rivela la BBC, ha commentato così l’accaduto: “Il suo crimine causa profondo shock e disgusto nella comunità cattolica”. Jolley sarebbe stato inoltre iscritto a vita nel registro dei criminali sessuali.

Le dichiarazioni delle autorità

Il pubblico ministero Alaric Walmsley, scrive il Liverpool Echo, ha rivelato: “Jolley creò un account su Grindr fingendosi un 13enne bisessuale, usando il nickname Breed Me (fammi accoppiare/riprodurre)”. Il quotidiano inglese riporta anche la dichiarazione del detective Louise Murphy in seguito alla condanna: “Attraverso le sue comunicazioni online era chiara l’attrazione sessuale verso i bambini. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per soddisfare la propria gratificazione sessuale. Colgo l’occasione per ringraziare gli agenti sotto copertura che son stati essenziali per costruire il caso contro Jolley. Questo caso dimostra quanto bene le agenzie possano lavorare insieme per proteggere le persone più vulnerabili della società. Invia inoltre un chiaro messaggio che chiunque commetta tali reati non è al di sopra della legge e sarà assicurato alla giustizia, indipendentemente da chi sia e cosa faccia”.