mario biondo

Il risultato della terza autopsia effettuata sul corpo di Mario Biondo, morto a Madrid nel 2013, ha lasciato attonita la sua famiglia.

Da anni la tesi suicidaria non convince i famigliari di Mario Biondo e il fatto che invece questa tesi venga confermata dalla perizia medico-legale effettuata quest’anno e richiesta dalla procura di Palermo.

La battaglia di una famiglia

Santina D’Alessandro non crede che suo figlio avesse motivi per uccidersi e che infatti non l’abbia mai fatto. Crede, invece, che qualcuno possa aver avuto motivo di ridurre Mario al silenzio, magari perché il giovane aveva scoperto qualcosa di terribile. Da anni la battaglia dei Biondo va avanti proprio in questa direzione: dimostrare che l’auto impiccagione era una messinscena e che Mario è stato strangolato da qualcuno.

 

Santina D’Alessandro ha confermato a La Sicilia che le sue non sono le parole di chi non accetta una disgrazia: “Non è il grido di dolore di una madre che non intende accettare una verità. Se davvero Mario si fosse suicidato lo avremmo accettato e ce ne saremmo fatti una ragione. In questo caso, però, la “verità” che si vuole dare all’esito di questa storia è una conclusione che non regge e non è suffragata in alcun modo da riscontri certi e inoppugnabili”.

Le incongruenze dei risultati della seconda autopsia

La decisione di chiedere nuovi esami nasceva da incongruenze emerse lo scorso gennaio: “Questo ritardo nelle conclusioni della vicenda è dovuto al fatto che noi lo scorso gennaio abbiamo scoperto che i panetti prelevati dagli organi di mio figlio nella seconda, e dunque precedente, autopsia portavano dei numeri “aggiustati”. Da lì, la richiesta di una nuova esumazione del corpo e di nuovi esami autoptici.

Per quanto riguarda quest’ultima perizia, anche su questa Santina D’Alessandro ha dei dubbi: “Gli esami istochimici sui campioni biologici sono stati eseguiti in assenza dei nostri periti.

Si tratta di esami irripetibili, è stato negato o per meglio dire leso un diritto della nostra famiglia e quindi di chi ci assiste”.

Uno degli elementi che più di frequente la famiglia Biondo ha sollevato è il fatto che nessuno potrebbe impiccarsi legando una pashmina con un nodo molto lasco a una libreria, senza far crollare la libreria o senza divincolarsi dal nodo nella caduta. “La conclusione del cosiddetto “compatibile suicidio”, dice Santina, “è dovuta al fatto che Mario da solo, allungando le braccia, avrebbe fatto il nodo. È una deduzione inaccettabile che si commenta da sola”.