stefano cucchi

Ieri, nell’aula bunker di Rebibbia, il processo Cucchi bis ha sentito le voci delle difese degli imputati. Ha parlato in particolare il difensore di Roberto Mandolini, maresciallo dei Carabinieri accusato di calunnia e falso. Naso, però, con la sua versione dei fatti, non ha portato acqua solo al mulino del suo cliente, ma anche a quello dell’accusa: negando sì l’omicidio, ma confermando il pestaggio (che prima era sempre stato negato).

Naso: “dobbiamo stabilire se sia morto per le percosse”

Giosuè Bruno Naso è l’avvocato del maresciallo Roberto Mandolini, che all’epoca dei fatti era comandante interinale della stazione Appia. Lo scopo della versione di Naso è far cadere le accuse di omicidio, pur rimanendo valida la tesi del pestaggio.

Le sue parole, in particolare, vanno a toccare il tasto della causa della morte: “C’è qualcuno qui che abbia il coraggio di dire che Cucchi è morto e non è stato ucciso?”. Si tratta di una dichiarazione che suona come provocatoria in quell’aula, e poi Naso continua: “Qui non siamo in presenza di un omicidio, seppur preterintenzionale, tutte le perizie hanno parlato di una morte improvvisa e accidentale”. A difesa di tale tesi, Naso parla delle numerose perizie medico-legali e del fatto che molte non considerassero la caduta come causa della morte.

La conferma del pestaggio

A quel punto, però, emerge un’altra dichiarazione, non meno importante: Nessuno si sogna di negare che Cucchi sia stato picchiato, ma qui dobbiamo stabilire se sia morto per quelle percosse”. Si ammette, dunque, il pestaggio che è alla base di tutto. 

Naso conclude con un’accusa più generica, rivolta all’intero iter processuale: “A Roma finora i processi sono stati fatti con grande richiamo mediatico, spesso tollerato dalla procura, con indagini fatte anche in maniera intimidatoria, con l’abuso al ricorso delle intercettazioni telefoniche, per mettere gli imputati in difficoltà”. Parla oltretutto di processo “staliniano”: “Nei processi stalinisti non si cercava la verità ma si partiva da un pregiudizio e si faceva il processo per trovare le prove.

Il pm ha chiesto una sentenza giusta ma in aula si persegue una sentenza legittima, non giusta”.

Il difensore di Tedesco: “Ha protetto il ragazzo”

Ha parlato anche l’avvocato Eugenio Pini, che difende Francesco Tedesco. Oggi si è cercato di capire in cosa sia consistita la difesa di Cucchi da parte di Tedesco, che aveva spiegato di aver cercato a parole di fermare i suoi colleghi. Nell’udienza di ieri Pini ha spiegato che le azioni di Tedesco non si sono fermate lì, e il carabiniere sarebbe stato attivo “prima richiamando verbalmente il collega Di Bernardo e poi stoppando materialmente Raffaele D’Alessandro. Tedesco ha soccorso e protetto il ragazzo“.