valentina milluzzo, morta al quinto mese di gravidanza

Immaginate di avere 32 anni, essere sposate e incinta del vostro primo figlio; anzi in questo caso due gemellini. Una gravidanza tanto attesa e mai arrivata nonostante i tentativi infiniti. Poi arriva la terapia, questa volta è quella giusta, rimanete incinte ma arrivate al 5° mese qualcosa non va. Cominciate a stare a male, setticemia, i bambini che portate in grembo stanno male. Capite che quei due esserini non li vedrete mai, ma state troppo male per capire.

La famiglia chiede ai medici di portare avanti l’unica soluzione possibile, l’aborto, ma stando al loro racconto si sentono rispondere che loro si professano obiettori di coscienza, così a morire per primo è uno dei bambini, poi il secodno e poco dopo a morire siete voi, a 32 anni.

Valentina, morta per una setticemia

È questo quello che, secondo la famiglia, è successo a Valentina Milluzzo, 32enne catanese morta presso l’ospedale Cannizzaro 3 anni fa, il 16 ottobre 2016. Sono 7 i medici a processo, tutti del reparto di ginecologia e ostetricia di Cannizzaro; l’accusa è di concorso in omicidio plurimo per errore medico. Se l’ospedale si difende, negando le accuse di obiezioni di coscienza, emergono dal processo dichiarazioni agghiaccianti.

Si tratta del ricordo dei genitori di Valentina, Salvatore e Giusi Milluzzi, che durante l’ultima udienza hanno riferito quanto sentito in quei giorni.

Loro sono fermamente convinti che ad uccidere Valentina non sia stata la sepsi bensì l’obiezione di coscienza dei medici.

Le dichiarazioni della famiglia

Secondo quanto riferisce Il Corriere della Sera, i genitori non hanno dubbi e forti della loro convinzione non hanno esitato a pronunciare queste parole davanti al giudice: “Oggi sarebbe viva. L’ha detto pure un cardinale che in quel caso bisognava occuparsi della madre e non dei piccoli”. “Non la liberarono dalle creature per le quali non c’era più nulla da fare perché dissero di essere tutti obiettori di coscienza.

(…) Siamo vittime di ignoranza e negligenza“.

Il ricordo degli ultimi momenti di vita di Valentina è ancora forte nella mente dei genitori: “Mamma sto morendo”, disse la giovane. Parole che si sovrappongono a quelle del medico che aveva parlato di evitare il raschiamento finché i bambini fossero stati vivi: “Fino a quando sento battere i cuoricini non posso intervenire perché sono obiettore”.

Non si contesta l’obiezione di coscienza

Il fatto è che se per i genitori si è trattato di questo, al centro dell’inchiesta non c’è l’obiezione di coscienza. È quello che afferma con convinzione anche il primario Paolo Scollo, il quale ha spiegato che in casi come questo c’è un medico obiettore da contattare. “Valentina purtroppo è deceduta per una sepsi che l’ha consumata in 12 ore e che non siamo riusciti a bloccare, come dimostreremo in aula”.

Un processo ancora lontano dalla fine, la famiglia accusa anche che oltre l’obiezione di coscienza alcuni esami di Valentina sono stati nascosti. Referto di un esame medico risalente a due giorni prima della morte di Valentina che dimostrerebbe la teoria che i medici fossero ben consapevoli di dove fosse l’infezione. Sarà il processo a stabilire le responsabilità effettive, ma il tribunale dell’opinione pubblica resta spaccato.

Credits immagine in alto: Facebook Valentina Milluzzo