neonato ospedale

Giovannino (così viene chiamato) è nato 4 mesi fa da una coppia di genitori che volevano ardentemente avere un bambino. Avevano prodigato i loro sforzi affrontando una fecondazione eterologa ma, al momento del parto, lo shock dev’essere stato immenso: il piccolo Giovannino ha l’ittiosi arlecchino, una malattia atroce che toglie quasi ogni speranza di un futuro e di una vita normale, nella stragrande maggioranza dei casi.

La coppia non ce l’ha fatta: ha deciso di non riconoscere il piccolo, che da quel momento vive all’ospedale Sant’Anna di Torino. Ora, si cerca qualcuno disposto ad adottare il piccolo, che tra due mesi dovrà lasciare l’ospedale.

La notizia non è stata inizialmente diffusa dall’ospedale, che ora si trova travolto da domande e richieste.

Una malattia implacabile

L’ittiosi arlecchino è una malattia che, nella maggior parte dei casi, non dà speranza alcuna. Si tratta di una patologia che affligge l’epidermide, rendendola fragilissima. Spesso basta un movimento del volto per creare una spaccatura, portando al massimo livello il rischio di infezioni. Spesso i piccoli non superano le poche settimane di vita. Con Giovannino, però, le cose sono andate diversamente: le cure immersive dei medici e degli infermieri del Sant’Anna e la sua resistenza gli hanno permesso di superare una prima fase critica ed ora Giovannino è costantemente monitorato.

L’ospedale non ha rilasciato ulteriori dettagli sulle condizioni del bambino né sulla gravità della sua situazione. Al momento la situazione è in mano agli assistenti sociali. Si spera che entro due mesi spunti una famiglia che si può prendere cura del piccolo nella maniera corretta, e con tantissimo amore.

Nessun giudizio, comunque, sui genitori biologici, come sottolinea a Il Corriere della Sera il primario di neonatologia Daniele Farina: “Una scelta che non giudichiamo, senza dubbio presa con grande sofferenza. Non si può mai sapere come si reagirà in una situazione finché non si è coinvolti direttamente”.

Disponibile anche il Cottolengo per l’affidamento

Ad Adnkronos il primario ha riferito che da quando la situazione del piccolo è stata resa nota sono già una decina le richieste di adozione arrivate all’ospedale.

Intanto, Don Carmine Arice, direttore della Piccola Casa della Divina Provvidenza (o Istituto Cottolengo) a Torino, ha palesato con una lettera la disponibilità dell’istituto a occuparsi del piccolo: “Anche per te, caro Giovannino, vorremmo pensare un’accoglienza degna del valore infinito della tua esistenza, con tutto ciò che sarà necessario e nelle modalità che richiede una situazione così particolare come la tua: insomma una casa con persone che ti vogliono bene e si prendono cura di te fino a quando sarà necessario“.